5 cose che ho imparato vivendo 5 settimane in fattoria

Hai mai voluto cambiare vita?

Mandare tutti a cagare, dal profondo del cuore: al datore, alla città, alla società, ai comfort moderni.

Vivere un’altra vita, anche solo per un mese, ti fa cambiare idea su molte cose. È come osservarsi da fuori: ti fermi, riprendi fiato e diventi spettatore imparziale del mondo in cui vivi. Invece di correre sulla ruota del criceto, osservi l’inutilità del gesto.

Come ho anticipato qualche settimana fa, a metà gennaio ho deciso di mollare tutto e andare a vivere in fattoria. Un’esperienza fantastica che tutti dovrebbero fare, perché ti fa aprire gli occhi e inizi a vedere il mondo da un punto di vista diverso. Ecco quello che ho imparato (e come può aiutarti) durante 5 settimane sulle Alpi.

1 – Ti puoi abituare a tutto

Se mi avessero detto che per un mese dell’inverno alpino non avrei visto un calorifero, e che l’unico modo per avere l’acqua calda era di scaldarla nella stufa a legna, la mia reazione sarebbe stata del tipo:

Ma anche no.

Ma anche no.

Eppure, dopo il primo impatto non è stato così male. Anche lavorare 12 ore sotto la pioggia ininterrotta, sapendo che al ritorno a casa avrei trovato le condizioni di cui sopra, era diventato poco più che un fastidio.

Il tuo corpo e il tuo spirito hanno un’abilità di adattarsi alle condizioni mutevoli che non ti immagini. Finché rimani nel placido comfort di casa, non te ne accorgi perché il tuo cervello non ha l’opportunità di dimostrarti quanto è bravo a cambiare a seconda dell’ambiente esterno.

Questo porta al terrore della perdita, spesso insensato. Pensi che la tua vita sarà rovinata se prendi un brutto voto, la tua squadra va in serie B, ti esplode il cellulare?

Tranquillo, sopravviverai.

Ingigantisci senza motivo le conseguenze nefaste di possibili eventi, ti cresce l’ansia, hai paura. Senza sapere che, male che vada, ti ci abituerai. Non hai bisogno di tutto quello che ti circonda, e sui cui spendi lo stipendio.

Fra i molti casi di persone ansiose con cui ho parlato, almeno un 90% rientra in questa categoria: ingigantiscono problemi irreali, perché non si rendono conto di potersi adattare a uno standard di vita diverso. Lo stai facendo anche tu?

2 – Il piacere è nelle cose semplici

“Piacere” è un concetto relativo: si tratta della differenza fra il livello minimo delle tue aspettative e quello che ti ritrovi in realtà.

Nella società moderna sei abituato ad aspettarti livelli di benessere elevati, irrealistici. Se tutto va alla perfezione lo consideri normale, perché siamo nella società moderna, capperi! Se qualcosa va storto ti arrabbi, perché non è possibile che tutte le sfighe capitino a te.

Basta poco per rovinarsi la giornata: autobus in ritardo, un giorno di pioggia, la caldaia che si guasta. Le tue pretese sono così alte che è impossibile arrivare indenne a fine giornata. Dai il tuo benessere per scontato, quando non lo è affatto.

Impari ad apprezzare le comodità quando non le hai più. Scopri che il rompersi della caldaia non è un avvenimento così pessimo, perché significa che una caldaia ce l’hai.

Impari anche a godere delle piccole cose. Una giornata di sole, una tazza di cioccolata calda dopo il lavoro, il tepore delle coperte mentre fuori il tuo fiato si condensa.

O il tuo lupo che decide di NON mangiare l'ultimo coniglio (storia vera).

O il tuo lupo che decide di NON mangiare l’ultimo coniglio (storia vera).

In mezzo al benessere, ti dimentichi che il mondo è un posto straordinario e lo sarà sempre di più. Sei più concentrato a vedere quello che va male, piuttosto che a osservare le bellezze che ti circondano. Liberarti dal vuoto benessere che ti distrae dalle cose belle della vita è come liberarsi dalle cose inutili: butti quello che non ti serve, che crea solo caos e malessere nella tua vita.

Perché sì, c’è un “troppo benessere” oltre al quale comincia ad essere dannoso. È quando le tue pretese si alzano così tanto che ti lamenti per quello che non hai, invece di goderti quello che hai. Ti accorgi del circolo vizioso nel quale sei invischiato solo quando, di colpo, le comodità non ci sono più. Allora ci pensi e dici: capperi, vivo meglio senza.

3 – La vita frenetica non fa per l’uomo

Lavorare 10 ore al giorno 7 giorni a settimana può suonare male, ma lo preferisco mille volte rispetto al lavoro d’ufficio di 8 ore con sabato e domenica liberi.

In un lavoro da ufficio, sei col fiato sul collo: corri a prendere l’autobus, arriva all’ultimo minuto al lavoro, il  capo che ti alita sul collo tutto il tempo. Pranza al volo, che non hai tempo per gustarti il cibo. No grazie.

Meglio lavorare per più tempo, ma con ritmi umani. Sveglia, caffè, quattro chiacchere. Con calma mi vesto e inizio a dar da mangiare alle mucche, fermandomi per accarezzarle un po’. In una fattoria, i ritmi sono per forza lenti: se vai troppo veloce fai le cose male, fai errori. Se hai in mano una motosega, non è il massimo.

Ho sempre detto che l’uomo non è fatto per vivere sempre di corsa, lo stress viene da quello. Più rallento il ritmo, più mi accorgo che è vero. Come fai a vivere bene quando sei schiacciato da mille impegni? Come fai a goderti la vita quando non hai un secondo per fermarti e riposare?

Se l’ansia deriva dall’ingigantire problemi inesistenti, lo stress è causato da una vita troppo frenetica. Tranquillo, respira, prenditi una pausa. Non studiare troppo, non pensare a fare carriera. La tua salute è più importante.

Sei nella spirale autodistruttiva del lavorare sodo e riempirti di stress, per circondarti di un benessere che ti fa star male? Troppe persone fanno così. La felicità sta nell’opposto: riduci il lavoro per ridurre lo stress, e impara a goderti le piccole cose invece che rincorrere il consumismo. Perché…

4 – I soldi non sono poi così importanti

Quando ho chiesto se potevo andare a lavorare per un mese in fattoria, il proprietario mi ha offerto vitto, alloggio e uno stipendio più che buono. Io gli ho detto: alt, non mi interessa, dammi solo vitto e alloggio (troppo distante la prima strada asfaltata per pensare di farcela in auto). Un lavoro ce l’ho già e mi basta per vivere, non mi serve guadagnare di più.

Fare soldi ti serve solo fino a quando sei intrappolato nel ciclo “compro per dimenticare”: hai un lavoro che non ti piace, sei stressato e insoddisfatto, quindi cerchi di colmare il vuoto che senti dentro acquistando prodotti vari. Quando impari le lezioni dei 3 punti precedenti e ti accorgi che questa spirale non ha senso, puoi essere felice anche senza la contentezza degli acquisti inutili.

Ed è quella la vera felicità. Non la sporadica e sfuggente contentezza che ti offre il denaro. Non hai più bisogno di spendere, perché non c’è nessun vuoto da riempire.

5 – Anche l’uomo è un animale (no, seriamente)

L’ho imparato sui libri di scuola, ma non me ne sono veramente reso conto finché non ho vissuto insieme a quasi 80 animali per più di un mese. Dopo poco sapevo non solo tutti i nomi, ma il carattere di ognuno dei 38 cani. Ti accorgi che hanno tutti una loro personalità, e sono più intelligenti di quello che pensi.

Guardando gli animali, capisci anche molto dell’uomo. L’essere umano è comandato dal’inconscio: la corteccia prefrontale, quella adibita al pensiero razionale e che ci distingue dagli altri animali, si è evoluta in seguito ed è subordinata alla parte animale.

Oggi viviamo così distaccati dal mondo animale, che quasi ci dimentichiamo di farne parte anche noi. Ti dimentichi di fare piccoli gesti che hanno un grande impatto sul tuo benessere, come mangiare meglio, perché perdi il contatto con la realtà che ti circonda.

Ho visto bambini rovinati da genitori che li tenevano sotto la campana di vetro: non giocare nella terra che ti ammali, non allontanarti che ti perdi, non andare in bici che ti fai male, non uscire con la pioggia che ti viene il raffreddore. Nel tentativo maldestro di fare del bene, stanno distruggendo loro figlio perché si sono dimenticati che anche lui è un animale: è fatto per esplorare, scoprire, scottarsi col fuoco. Anche ammalarsi. È così che un animale cresce, l’ha fatto per milioni di anni.

Se non hai figli, fallo su te stesso: non rinchiuderti in casa perché puoi ammalarti che fa freddo. Pazienza, ti ammalerai. Il tuo corpo tornerà più forte di prima.

Una considerazione importante

I cinque aspetti qui sopra sono tutti collegati: se ti abitui a vivere in modo più semplice, più a contatto con la natura e lontano dal caos quotidiano, sarai più felice e vivrai meglio. Ti accorgerai allora che non ti serve comprare oggetti inutili per dimenticarti dei problemi quotidiani.

I fantastici commenti

  1. la prospettiva è condivisibile, e per i bambini al seguito quale potrebbe essere la strategia, senza voler imporre un modello di inclusione sociale così “adulto” ?

    • Stefano ci dice:

      Cosa intendi dire Marco?

      • intendo dire che per me può pure essere una strategia perseguibile, ma se ho figli cosa faccio, impongo loro la vita in fattoria con tutti i pregi e difetti che hai segnalato nell’articolo ?
        per me possono anche essere pregi, ma loro dovranno comunque andare a scuola, imparare a relazionarsi con compagni di classe, il che porta inevitabilmente ad esigenze del bambino, e di conseguenza a vedere tutti i limiti della scelta di vivere in fattoria, specie se isolata e con tutte le “amenità” che citi.
        intendo dire che avendo figli è più complesso, secondo il mio punto di vista: conosco qualcuno che ha fatto (con figli) la scelta che dici e penso che non stia facendo un regalo ai propri figli, ma naturalmente chi lo ha fatto la pensa diversamente.

        • Stefano ci dice:

          Basta usare un po’ di moderazione e pensare con la propria testa a una soluzione, invece del ripiegare sul (troppo) comodo “la mia situazione è diversa”. :)

        • Ciao Marco,
          hai mia preso in considerazione la soluzione del “unschooling” ?
          Se sai l’inglese, Leo Babauta di Zenhabits ha messo insieme una bella raccolta di consigli su http://unschoolery.com/

          • Stefano ci dice:

            L’unschooling è un concetto che sulla carta è perfetto e lo supporto, ma dall’altra parte parte, può essere una scusa per la pigrizia. Visto che non ho delle scadenze rigide batto la fiacca, e lo chiamo “unschooling” per nascondere il marcio sotto al tappeto. Quindi occhio. ;)

          • No. Non l’ho preso in considerazione e non lo prenderei. Penso – che era il punto del mio primo commento – che ognuno debba fare le scelte per se, quando ha uno spirito critico sufficientemente sviluppato. Non me la sentirei di imporre questo ai miei figli. Su un argomento come l’istruzione la mia opinione è che gli approcci in controtendenza non siano per forza premianti sul lungo periodo. Passando al pratico quando io sono in giro in fattoria a badare ad animali e coltivazioni, mia moglie ad altre faccende di fattoria, a loro chi insegna a leggere, scrivere e fare i conti ? Ho netto il ricordo di come crescevano i figli dei contadini negli anni 70 e se oggi sono una persona realizzata (perché ci sono persone realizzate anche che lavorano in una multinazionale, me voilà) è perché ho avuto una istruzione tradizionale, al contrario di loro.

  2. Secondo me cambiare vita significa darci un taglio. Non chiedersi perché, quando, ne vale la pena?
    Per una volta bisogna scegliere di non guardare al passato, piuttosto al futuro: decidere e AGIRE!

  3. Questo articolo è così profondo e così “vero” che mi hai fatto letteralmente spalancare gli occhi su quella che è la realtà attuale: GRAZIE.

  4. Alessio ci dice:

    Grazie Stefano, come sempre vai all’essenziale.

  5. Alessandro ci dice:

    Ciao,
    L’articolo più importante del tuo blog.
    Solo un piccolo problema…
    Solo il 2 % dei lettori lo capirà veramente. Non mi dilungo sul perché.
    Buona serata,
    Ale

  6. RICCARDO ci dice:

    Io questa idea la maturo da un po’ di tempo e mi sono posto un limite, l’obiettivo, entro il quale sara’ da farsi, perchè la vera vita è 1 sola, ed è la vita che viviamo e non quella che siamo “costretti” a vivere!!!

  7. Anonimo ci dice:

    hai fatto il woofer?l ho fatto anch io in valle d aosta ai piedi del monte bianco fra
    le mucche..esperienza incredibile!!!!

  8. Roberto ci dice:

    Che dire .. ti apprezzo sinceramente.
    In proposito allego una poesia di Jorge Luis Borges è un pò triste.. ma penso che centri l’argomento

    Se potessi vivere di nuovo la mia vita

    Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
    Nella prossima cercherei di commettere più errori.
    Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
    Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
    di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
    Sarei meno igienico.

    Correrei più rischi,
    farei più viaggi,
    contemplerei più tramonti,
    salirei più montagne,
    nuoterei in più fiumi.

    Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
    mangerei più gelati e meno fave,
    avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.

    Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
    della loro vita sensati e con profitto;
    certo che mi sono preso qualche momento di allegria.

    Ma se potessi tornare indietro, cercherei
    di avere soltanto momenti buoni.
    Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
    di momenti: non perdere l’adesso.

    Io ero uno di quelli che mai
    andavano da nessuna parte senza un termometro,
    una borsa dell’acqua calda,
    un ombrello e un paracadute;
    se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.

    Se potessi tornare a vivere
    comincerei ad andare scalzo all’inizio
    della primavera
    e resterei scalzo fino alla fine dell’autunno.

    Farei più giri in calesse,
    guarderei più albe,
    e giocherei con più bambini,
    se mi trovassi di nuovo la vita davanti.

    Ma vedete, ho 85 anni
    e so che sto morendo.

  9. “Non hai più bisogno di spendere, perché non c’è nessun vuoto da riempire”

    Mi ha colpito questa frase, hai la mia età e una grande maturità…
    Ritornerò a far visita al tuo blog.

    Per ora grazie di cuore.

  10. roberto ci dice:

    ciao sono capitato per caso su questo articolo. non ti conosco, non ho mia letto nulla di te quindi cerco di non trarre conclusioni.
    sicuramente è scritto bene e molti concetti sono veri e li condivido ma su alcune cose resto scettico o meglio in disaccordo…
    …insomma è tutto bello e tutto vero ma c’è anche da dire che viviamo in una società che ci costringe a vivere e a vedere il mondo cosi, al massimo quello che dici tu è permesso a una persona su un milione e solo perche altri 999mila vivono di corsa e di stress e non sempre chi vive cosi lo ha scelto e la vede come te… ad esempio il fattore che ti ha ospitato dovra pagare le tasse? dovra mantenere la fattoria? dovra fare investimenti o chiedere prestiti o comprare mangimi e macchinari? ecco non credo che se domani il prezzo del latte crolla come è gia successo negli ultimi anni o le vacche si ammalino, stia sereno e tranquillo come dici tu… tu hai potuto fare un’esperienza simile e trarre benefici simili perche in quel momento c’era qualcunaltro che si accollava lo stress, gli oneri e le preoccupazioni per te, quindi sicuramente è una bella esperienza e da consigliare… ma non di certo uno stile di vita!
    detto questo ti ringrazio per la condivisione e il momento di riflessione che ogni tanto ci vuole e ti chiedo, come hai fatto a realizzare questa esperienza? si insomma come hai trovato la fattoria, il posto e tutto? e dove stavi? ciao

    • Stefano ci dice:

      Questa è la solita scusa del “la mia situazione è diversa” con una punta di “hai avuto fortuna”: il tuo inconscio si inventa scuse inesistenti per giustificare il fallimento. Come fai a sapere che è possibile per una persona su un milione? Ci hai mai provato? Hai mai vissuto in fattoria?

      I tuoi sono tutti preconcetti, prima di sentenziare ti consiglio di sperimentare le cose in prima persona. Altrimenti sono solo paure irrazionali e scuse. ;)

      • roberto ci dice:

        no guarda hai sbagliato proprio persona, sono il primoa sperarci in certe cose e parlare di preconcetti e incoscio mi sembrano paroloni per non voler ammettere che è cosi.
        sono cresciuto in campagna so benissimo come puo essere questo stile di vita e non ci si sveglia alle 9 per andare ad accarezzare le mucche ma alle 5 o le 4 e ci si ferma quando è buio, i ritmi saranno lenti ma le fatiche sono doppie e tornare infreddoliti in una casa umida con gli spifferi puo essere un idillio bucolico per 5 mesi non per una vita, quando ci cresci e a 25 anni ti svegli con i reumatismi di un vecchio, le mani distrutte la schiena a pezzi e non dormi piu di 4 ore a notte di idilliaco resta ben poco. che poi sia uno stile di vita piu naturale e conforme all’uomo di certi ritmi moderni puo essere vero e sicuramente da le sue soddisfazioni e gioie ma ripeto non puo essere uno stile di vita per tutti e di cui tutti sarebbero felici. senza poi contare tutte quelle che possono essere le preoccupazioni, bache, prestiti, mutui, malattie, ghiacciate, grandinate impreviste, siccità…

        mi chiedi perche penso che vivere come nel medioevo sia possibile per una persona su un milione? perche altrimenti staremo come nel medioevo, con masse ignoranti, povertà dilagante, una media di vita di 35anni e la possibilità di crepare per una febbre…

        mi fermo qui perche penso che il concetto sia chiaro, non voglio distruggere quello che dici perche credo sia vero, un’esperienza simile potrebbe aiutare molto tante persone, un’esperienza pero non una vita…

        • Lorenzo ci dice:

          Straquoto! Altro che scuse inesistenti per giustificare il fallimento… Questo tipo di esperienze mi sembrano simili a quelle di persone che vanno in oriente e quando tornano ti “rimbambiscono” con paroloni come “zen, buddha, tao”. Poi però non si metterebbero mai a meditare come un monaco per ore o a digiunare.

          Secondo me tanti contadini scambierebbero la loro vita con quella di un impiegato di banca…In campagna ci vai nel weekend!

          • Stefano ci dice:

            Ciao Lorenzo. Hai esperienza diretta con qualcosa del genere, o stai parlando per sentito dire?

          • Lorenzo ci dice:

            Ciao Stefano, parlo per esperienza diretta. Ma ciò è uguale per qualsiasi settore.

            Il punto è che le esperienze sono un insieme di momenti, poi finiscono e si ritorna alla nostra routine.
            Diverso il caso in cui si sposino iniziative come queste per tutta la vita. Credo che i tanti che hanno commentato positivamente la tua esperienza si tirerebbero indietro pensando ad una vita così faticosa.

            A questo punto entrano in gioco tutte le critiche (a mio avviso alcune oggettive) che ti si fanno. Non sono semplicemente scuse per giustificare il fallimento. Il fallimento qui non esiste. Si tratta solo di scelte che possono essere fatte per diverso tempo, ma in pochissimi casi per tutta la vita.

            Ma qui scendiamo troppo sul soggettivo. Preferisco soffermarmi sui 5 principi che ritengo più che validi e cercare di applicarli sempre e ovunque, anche in città. Perché credo che sia più importante l’atteggiamento piuttosto che il dove.

            Ps: manca il tasto rispondi sotto il tuo commento, per cui mi collego al mio.

  11. Bellissimo articolo Stefano, condivido appieno.
    Aggiungo che, a mio avviso, lo stress che accumuliamo nella vita che facciamo in città è molto legato anche al fatto che non ci muoviamo più, e quel poco che lo facciamo, non ha varietà e non è sfidante, nè per il nostro corpo, nè per il nostro cervello.
    Me ne sono reso conto un paio di anni fa ed ora cerco di cogliere ogni occasione per muovermi esplorando (per me) nuovi pattern motori. Sempre in tema di montagna: in questo periodo sto esplorando il pattinaggio sul ghiaccio ed è divertentissimo giocare anche a hockey.
    Stefano, quando è che ci facciamo una chiacchierata via telefono o chat ?
    Ho voglia di sapere ancora di più della tua esperienza in montagna.
    Ciao
    Alexander

    • Stefano ci dice:

      Ottimo spunto Alex, dell’esercizio fisico me ne sono dimenticato! La mia sveglia, alle 7 di mattina, era uscire per un’ora a portare fieno e acqua agli animali. Poi iniziava la giornata. Più mi muovo, più mi convinco di quanto sia importante per il benessere.

  12. Matteo ci dice:

    Interessante davvero! Tutti aspetti su cui ragionavo nell’ultimo mese, mi fa piacere trovare qualcuno che li condivida! :)

    Ma come hai fatto ad andare a lavorare in fattoria? Conoscevi il proprietario oppure gliel’hai semplicemente proposto?
    Una esperienza simile non dispiacerebbe neanche a me…

    • Stefano ci dice:

      Ho conosciuto il proprietario tramite un corso che organizzava, io sono andato là come turista. Poi ho chiesto se serviva una mano, e sono rimasto. :P

  13. Andrea ci dice:

    Ciao stefano,tutto quello che dici è vero,ci penso pure io a volte,a provare a fare nuove esperienze,e perchè no.. anche quella che hai appena fatto tu..
    Però.. c’è un però.. Non è vero che i soldi non sono importanti,e mi fa strano che tu abbia rifiutato lo stipendio,se l’hai fatto significa da quel che ho capito che hai già un lavoro dove guadagni bene.Non si può lavorare per un mese,così gratis,facendo anche un lavoro “faticoso” anche se ti fai una bella esperienza.
    La vita frenetica e lo stress,derivano da tante cose.. e non solo dal lavoro..

    • Andrea ci dice:

      Quello che voglio dire,che queste cose le puoi fare quando hai una mente libera..
      Non quando sei un operaio o altro che non ti puoi permettere nemmeno 2 giorni di fiere che sennò sono guai,figuriamoci un esperienza di un mese..

      • Stefano ci dice:

        Allora abbiamo già trovato il tuo primo obiettivo: ottenere un lavoro che ti permette di fare un’esperienza di un mese. O qualsiasi altra cosa tu voglia fare nella vita.

    • Stefano ci dice:

      Mi sembra logico che se non hai i soldi per mangiare e pagare l’affitto, è un po’ difficile fare il resto. Quello è sottinteso. Ciò che invece molti non capiscono, è che i soldi scalano male: oltre un certo livello (basso), creano più problemi di quanti ne risolvono.

  14. Alessandra ci dice:

    Guarda condivido in gran parte…ma non serve andare in fattoria. Quando ero in Cina avevamo l’acqua calda a tratti e il bagno con odore di autogrill per le tubature difettose. In cucina non c’era riscaldamento e la notte faceva -15. La carne la vendevano su teli per terra. Il cibo pronto lo mettevano in sacchetti della spesa. Non mi sono ammalata una volta ed ero grata del bagno puzzone perchè in dormitorio l’acqua calda nemmeno c’era. Adesso dopo due anni mi sono riabituata a tutto in Italia. Ma il concetto importante è che se c’è la necessità ci si abitua a tutto. Ed io mi sono pure divertita perchè mi sembrava di stare a camp surviving. Credo che se riuscissi a portare questo spirito di ironia ed avventura in tutte le situazioni scomode non mi sentirei più vittima di nulla XD

    • Stefano ci dice:

      Tu sei stata in condizioni uguali, quindi mi capisci. Per i più però, forse meglio la fattoria! Almeno non stanno dall’altra parte del mondo. XD

  15. Ciao Stefano, ogni tanto mi è passato per la mente di mollare tutto e andare a vivere in campagna. Da piccolo in estate andavo spesso in montagna quindi più o meno so cosa vuol dire e so anche quanto è bello! Chiaramente se bisogna campare è un’altro discorso…
    Condivido molto il fatto che i soldi non sono poi così importanti, me ne sono reso conto con il tempo. I soldi sono un mezzo per avere un certo stile di vita, quindi dipende tutto dallo stile di vita che si ha o che si desidera.

    Condivido anche l’ultimo punto, sul fatto che noi umani siamo anche animali, tranne forse che la corteccia cerebrale è subordinata alla parte animale del cervello. Nn credo sia esattamente così, più che subordinazione direi sinergia. È un utilizzo cooperativo delle diverse parti del cervello, tra il conscio e l’inconscio. Quando c’è armonia c’è benessere. Forse quindi molti di noi sentono l’esigenza di un ritorno ad una vita nella natura proprio perché nella società c’è un eccessivo utilizzo della razionalità. Così come chi ha vissuto in campagna per diversi anni, magari è spinto ad intraprendere una vita in città. È tutta una questione di compensazione!

  16. Manu ci dice:

    Buongiorno Stefano,
    complimenti per l’articolo, molto bello e vicino ai miei pensieri. Qual’è la storia del tuo lupo che decide di NON mangiare l’ultimo coniglio? ho provato a googolarlo ma ho trovato solo fiabe.
    Grazie
    Manu

    • Stefano ci dice:

      Il lupo che viveva in fattoria (in foto) una notte ha deciso di saltare il recinto e mangiare 3 dei 4 conigli nella stalla. È successo mentre vivevo lassù. :P

  17. manu ci dice:

    Ma è un Lupo Cecoslovacco?
    bellissimo ho sempre voluto averlo come compagno di vita, peccato che io sia vegano e per nutrirlo dovrei dargli da mangiare carne andando contro i miei principi antispecisti! Però vedi in natura loro hanno un equilibrio e un coniglio l’ha risparmiato. Come dici tu c’è tanto da imparare dalla natura e dagli animali. Se lo rivedi coccolalo anche per me :)

  18. Stefano ci dice:

    In teoria è un cecoslovacco, sì, e a vederlo in mezzo a 37 cani ti accorgi dell’abisso che c’è nel carattere: il lupo è ancora selvatico e ha un istinto da paura. Però è tenerissimo, e sarò felice di coccolarlo per due. :D

Dicono di Mindcheats

  1. […] viene data dalla fatina buona. Se la stai ancora aspettando, buona fortuna. Devi costruirtela tu, con il sudore della fronte, mattone su mattone. Se il passato è la causa delle tue disgrazie, significa che all’epoca […]

  2. […] “naturale”: chiariamoci, vivere nella natura è una figata pazzesca, ma qui lo si fa nel modo sbagliato. La teoria: è più sicura e senza effetti collaterali, […]

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