Sì, no, forse.
Rispondere a questa domanda è molto più insidioso di quanto si può pensare. Eppure non sembra: il mondo è pieno di persone piene di talento in uno specifico campo: chi la matematica, chi la letteratura, chi la pittura e così via. La varietà è tale che pensare che ci sia una predisposizione genetica, a regolare chi diventerà bravo in cosa, viene molto facile. Chi nella propria vita non si è mai sentito dire di essere naturalmente bravo in certi compiti e non bravo in altri?
Spesso si sente dire, riguardo a qualcuno, “non c’è niente da fare, lui ha un talento innato per questa cosa”. Probabilmente anche tu hai usato la stessa formula con te stesso, spesso in senso negativo: se ci sono alcuni ambiti nei quali proprio non sei capace, dici che sei negato. Oggi vediamo se queste affermazioni hanno senso.
Ci sono diversi esperimenti pedagogici a riguardo, che hanno cercato di determinare se un talento innato esiste oppure no. In effetti è stato dimostrato che fin dai primissimi anni di vita, i bambini sviluppano delle preferenze maggiori per certi argomenti piuttosto che per altri. Prendiamo ad esempio la forma di espressione più semplice che esista, e che può essere utilizzata anche all’asilo: il disegno. Ad alcuni bambini piace disegnare, ad altri meno, altri ancora ripudiano le matite colorante senza appello. Quindi è stato dimostrato che i bambini sviluppano autonomamente gusti e preferenze diverse gli uni dagli altri, ma questi gusti si possono definire come vero e proprio talento?
Ovviamente, chi ama disegnare diventerà più bravo nel disegno. Ma si può veramente parlare di talento innato, o forse solo di esperienza? Il talento è una forma di predisposizione genetica o non è altro che il frutto di tanto allenamento, dovuto ad una passione duratura? Sappiamo bene che man mano che ci si esercita in qualcosa si diventa sempre più bravi: forse è veramente questa l’unica differenza fra chi ha talento e chi no. Ecco cosa ne penso io.
I grandi campioni
Forse a leggere questo sottotitolo ti è venuto in mente qualche grande campione dello sport, gente che ha realizzato record del mondo e che pare ineguagliabile dalla gente comune. Un uomo alto un metro e mezzo non diventerà mai un grande campione di basket, ma non è quello il talento di cui sto parlando. Quello che voglio dire è che le caratteristiche fisiche ed il talento non sono la stessa cosa: non tutti gli uomini alti più di due metri sono dei grandi campioni del basket, così come non tutte le persone brave nella pallacanestro sono alte più di due metri.
La differenza che incorre fra i due è la stessa che c’è fra fisico e mente: le caratteristiche fisiche di un individuo (altezza, ossatura, proporzioni) fanno parte di una predisposizione genetica naturale e immutabile (per quanto ti sforzi, non diventerai mai più alto con la forza di volontà). Dall’altra parte ci sono gli atteggiamenti mentali: quello che qualcuno è bravo o non bravo a fare, quello che ti piace e quello che odi.
Guardando i grandi campioni di una qualsiasi disciplina, viene naturale pensare che il talento esista: servono delle caratteristiche fisiche ben definite, e queste non possono essere acquisite con l’esperienza. Non si può diventare più alti con il giusto allenamento, così come non si può cambiare il colore degli occhi a piacimento.
I “grandi campioni” sono persone che uniscono i due elementi citati: hanno talento nel fare qualcosa, e sono fisicamente predisposti ad eccellere. In qualsiasi categoria, dallo sport alla fisica teorica, non basta il talento per diventare i migliori: serve una predisposizione fisica. Per essere Michael Jordan occorre essere alti, per essere Einstein bisogna avere un cervello particolarmente sviluppato.
In questo articolo non voglio parlare della predisposizione fisica, però: quella è ovvio che esiste, e non ci si può fare niente a riguardo. La vera domanda è: esiste la predisposizione genetica mentale, quella che ti fa diventare bravo in certi compiti piuttosto che in altri? Prendi due persone fisicamente uguali: stessa muscolatura, ossatura, altezza, peso e via di questo passo. Il fatto che uno diventi un calciatore e l’altro un ballerino è dato da un’abilità innata, il così detto talento, oppure è solo l’impegno e l’esperienza a fare la differenza?
Noi comuni mortali
In altre parole, non consideriamo i migliori al mondo in un dato settore: quelli sono dei casi a parte. Torniamo nel mondo dei comuni mortali, insomma. Per esprimere il mio punto di vista, inizio con un esempio.
Io a disegnare non sono capace. E quando dire che non sono capace, intendo dire che a 6 anni mia sorella disegnava meglio di quanto riuscirei a fare io adesso. Fin dall’asilo mi è stato detto che non ero portato, che non avevo talento per il disegno e via di questo passo. In effetti non mi è mai piaciuto disegnare, e anche adesso rimango una vera schiappa quando prendo in mano la matita (e ad essere sincero, anche la mia calligrafia è orribile).
Bene, dopo questa parentesi personale, ti invito a guardare questo disegno. Bello, non è vero? E se ti dicessi che 10 anni fa quest’artista non era assolutamente capace a disegnare, ci crederesti?
Questo è stato l’esempio che mi ha fatto capire come il talento, come concepito da molti, non esiste. L’autrice del disegno qui sopra era considerata, proprio come me, poco portata al disegno. Se la predisposizione genetica esistesse non sarebbe mai diventata così brava, giusto? O si ha il talento per qualcosa o non lo si ha, è qualcosa di immutabile.
Il classico “talento che emerge tardi” non è una qualche qualità che rimane assopita fino all’età di vent’anni. Si tratta invece di una nuova passione che emerge: se da bambino non mi piaceva disegnare non mi sono mai applicato, e ho sempre fatto schifo; se a 20 anni scopro che invece è la mia unica passione, inizierò ad esercitarmi e a diventare bravo. Cosa significa questo? Tutti possono diventare bravi a fare qualsiasi cosa, basta evitare di auto-limitarsi con la scusa del talento.
Altro esempio personale? L’inglese! Studiare le lingue non mi è mai piaciuto, e anche lì fin dalle elementari la mia capacità di apprendere una lingua diversa dall’italiano era nulla. Poi per una serie di circostanze ho iniziato a imparare l’inglese, e adesso conosco la lingua bene quasi quanto l’italiano. Se vuoi sapere come ho fatto, leggi qui.
Sono passato dall’essere negato all’essere portato per lo studio delle lingue, eppure io sono sempre lo stesso.
Da qui di può arrivare alla conclusione: no, il talento non esiste. Tuttavia, nemmeno quest’affermazione è del tutto corretta: il talento esiste, ma sotto una forma diversa.
Per l’esattezza, il talento non è altro che un gusto, una preferenza. Se a me piace disegnare disegnerò molto fin da bambino, diventerò bravo a disegnare molto presto, e le persone diranno che ho un talento innato. La verità è che ho solo più esperienza, ho fatto molta più pratica di tutti gli altri bambini. E questo mi ha reso più bravo e talentuoso.
Il caso del disegno che ho linkato qui sopra è una prova che sostiene la mia tesi. Anche io, se mi impegnassi a fondo, riuscirei a diventare molto bravo con la matita e i colori. Ma visto che preferisco di gran lunga scrivere non mi ci metto mai, e per questo non migliorerò mai. Non miglioro perché non mi impegno, non perché mi manca il talento.
La mia conclusione
La predisposizione genetica di cui ho parlato, quindi, esiste. Ma non nella forma immutabile alla quale siamo abituati a pensarla: non è un “io sono bravo a fare questo perché sono nato così, tu sei nato in un altra maniera e sarai bravo a fare altre cose”. Semplicemente è un “mi piace fare questo, quindi diventerò bravo a farlo”. Come ho detto in apertura dell’articolo le preferenze sono di origine genetica, e da esse si sviluppano i differenti talenti.
Questo significa che non devi sentirti limitato da particolari capacità o incapacità a fare qualcosa: non sei bravo in un determinato compito solo perché non ti ci sei mai impegnato. Potenzialmente potresti diventare sia un eccellente filosofo, che un grandissimo matematico, che un fantastico artista. Devi solo impegnarti abbastanza. L’unica domanda che devi porti è: cosa ti piace fare?
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Non sono completamente d’accordo. Faccio un esempio comune e banale: il calcio. La differenza tra un giocatore di Serie A e Serie C è molto netta, no? Eppure dubito che il giocatore di Serie C sia meno bravo semplicemente perché si allena meno, anzi. Probabilmente fa di tutto per diventare migliore e salire di categoria.
Sono convinto che il talento esista, ma che sia semplicemente una predisposizione del nostro cervello che è portato ad interpretare in modo migliore date situazioni rispetto ad altre, e ad altri. Il fatto che il nostro gusto ricadrà su X cosa, il calcio nel mio esempio o il disegno nel tuo, è una semplice conseguenza di questa predisposizione. Ma non è comunque detto che la passione basti, purtroppo.
Tu che ne pensi?
L’esempio che fai tu io l’ho fatto rientrare nell’articolo sotto il capitolo dei “grandi campioni”: oltre un certo livello di abilità non basta la passione, serve una predisposizione genetica adeguata. Nel post parlo invece del talento così detto “normale”, quello che si può ritrovare più comunemente nelle persone. Con il solo allenamento tutti possono arrivare a giocare in serie C, ma non tutti hanno la passione e la dedizione necessaria per farcela.
Altri esempio: i tuoi disegni sono veramente fantastici, e ad usare Photoshop sei ugualmente bravo. Nella tua vita quanto hai disegnato? Tantissimo scommetto, perché è la tua passione (o il tuo lavoro). Visto che hai disegnato e usato Photoshop molto di più di una persona normale, sei diventato molto bravo. Ma nemmeno tu, dopotutto, sei nato imparato.
Anche io mi sono dedicato per un po’ al disegno (eh si sa, il potere delle ragazze) e stavo migliorando a vista d’occhio, poi ho lasciato perché mi annoiavo all’inverosimile. Quindi sono sicuro che anche io, con la giusta passione, sarei potuto diventare un buon artista. La differenza sta tutta nella passione (senza andare a prendere il caso dei “grandi campioni”, come giustamente mi dici tu Leonardo non lo si può raggiungere tanto facilmente).
Errore mio, non avevo notato o (più probabilmente) ho dimenticato (ho letto l’articolo il giorno prima del commento) che tu hai specificato che era per noi poveri comuni mortali. chiedo perdono.
così il tuo discorso fila perfettamente.
molto bello il video con Will Smith, tanta saggezza in quelle parole.
Sono d’accordo, il talento può solo farti migliorare velocemente all’inizio e farti arrivare un pelino più lontano alla fine, tutto il resto viene dalla passione e dal sacrosanto impegno.
è solo con l’impegno che si può arrivare all’eccellenza.
C’è un video molto interessante di Willy Smith, in cui parla di questo. Il video è sicuramente molto utile e secondo me vale la pena di ascoltare tutto, ma la parte riguardante il talento e la dedizione comincia al minuto 1:36. Purtroppo il video è in inglese:
http://www.youtube.com/watch?v=q5nVqeVhgQE
Bellissimo il video Mauro, grazie per averlo linkato! Ho sempre ammirato Will Smith, adesso lo apprezzo ancora di più.
Anzi, mi sa che adesso lo condivido anche sul gruppo Facebook e sulla pagina Twitter.
Di niente.
E ne ho trovato anche uno con i sottotitoli.
La traduzione non è delle migliori…ma almeno così può capire anche chi non conosce bene l’inglese: http://www.youtube.com/watch?v=wCR6Ki0HPY8&feature=related
sono perfettamente d’accordo con te Stefano, per noi comuni immortali il talento o la predisposizione per una particolare abilità dipende dal grado di sacrificio e perseveranza che decidiamo di impiegare per quello che vogliamo fare…
a me fin da piccolino è sempre piaciuto ascoltare tanta musica, ma se solo pensavo ad imparare a suonare qualsiasi strumento, mi dicevo “impossibile non sei nato per questo…”
a 18 anni comprai un basso elettrico che sonicchiavo di tanto in tanto…
a 19 anni iniziai a seguire lezioni da un maestro per due anni, poi continuai da solo studiando in media 5 ore al giorno e le abilità tecniche diventarono notevoli e anche quelle teoriche, armoniche ecc…
insomma dopo 4 anni ovvero a 23 anni ho suonato solo jazz (genere in cui servono abilità da virtuoso sia della tecnica che dell’armonia)…. a 25 è diventato solo un hobby…
a 27 anni ho incominciato ad interessarmi alla programmazione (informatica) e a 28 mi sono iscritto al corso di informatica alla facoltà di SS.FF.MM ormai mi mancano solo esami di tipo scientifico (matematica, fisica , ecc) attualmente ho 31 anni… … e dico che non certo sono nato predisposto ne per la musica ne per l’informatica…
la verità è che credo che sono nato per essere uno psicologo, ma non ho mai studiato per diventarlo….. .-)
in conclusione direi che fissare un obbiettivo, spezzettarlo in piccoli passi semplici da risolvere giorno per giorno, godere della soddisfazione del raggiungimento di ogni piccolo passo… ci guida al raggiungimento di qualsiasi “talento” (sempre paragonabile a noi comuni mortali).
Ciao
Grazie per aver condiviso la tua esperienza, Christian! Il tuo esempio dimostra come sia possibile fare qualsiasi cosa con la giusta volontà
In bocca al lupo per gli ultimi esami!