Tutto è relativo, anche la tua felicità

Immagina la scena: addenti una mela, guardi il morso e vedi un verme morto. Ti sembra una situazione positiva o negativa? Ovviamente negativa!

Ora immagina la stessa scena: addenti una mela, ma non ci trovi un verme morto. Ce ne trovi mezzo. Ora dimmi, qual è la situazione peggiore? 😉

Ho voluto aprire questo articolo con un esempio ad effetto per spiegarti il concetto che tutto è relativo, niente è assoluto. Tu potresti non accorgertene, ma la tua mente lo sa ed è così che si relaziona con il mondo.

Perché il primo esempio ti è sembrato negativo? Perché la tua mente l’ha rapportato ad una situazione che crede normale, ossia aspettarsi di mangiare una mela senza vermi. Se però mettiamo l’evento in relazione con la seconda parte dell’esempio, allora la cosa non suona più tanto male.

Ma anche se prendiamo argomenti un po’ più seri, la situazione non cambia. È il caso dei bambini africani che, pur non avendo niente, sorridono comunque. Mentre in Italia c’è gente che si dispera pur avendo tutto: la stonatura è evidente.


La felicità è quindi relativa: non c’è una linea oggettiva prima della quale sei infelice, e oltre invece ti senti bene. Ognuno di noi traccia questa linea partendo dalle esperienze della vita, dal proprio passato e dalla propria personalità.

Quello che devi fare è prendere questa linea, e portarla indietro il più possibile. In altre parole, questo significa godere anche delle piccole cose.

Cercare la felicità partendo da presupposti oggettivi ed esterni è impossibile: la mente infatti si adatta facilmente a qualsiasi situazione, dando delle soddisfazioni o dei dispiaceri effimeri. Se vuoi effettivamente migliorare la tua vita non devi andare a ricercare l’appagamento dei tuoi desideri nei soldi, ma dentro di te.

Bello da dire, ma… Come? Non è semplice. Raggiungere la felicità è un processo lungo che richiede tempo, e questo non te lo nascondo. Io sono fondamentalmente un ottimista (e se la legge d’attrazione funziona, probabilmente lo sei anche tu 🙂 ) e quindi la cosa mi risulta più facile, mentre i pessimisti faranno
più fatica.

Per questo oggi ti voglio lasciare qualche articolo che ho scritto in passato in proposito: se te li sei persi, ti consiglio di andare a leggeri! 😉

Comments

  1. Bell’articolo 🙂 Hai cambiato qualcosa del blog? La scrittura non è leggibile come una volta… sembra sfocato

    • Mindcheats says:

      Grazie Aldo. 🙂

      Sì ho provato a cambiare il font del blog, sto facendo qualche esperimento per vedere se ne riesco a trovare uno adatto.

  2. Bello, lo avevo notato da tempo, sfortunatamente l’unica persona che lo ha capito era la mia ex prof di italiano (avevo scritto un tema a riguardo).

    Ovviamente in tutto c’è un lato relativamente positivo e uno relativamente negativo, niente si può classificare secondo un criterio assoluto. L’unica maniera di considerare un evento è secondo le nostre apparenti esigenze.

    E la felicità… deve essere temporanea e relativa, altrimenti non avrebbe ragione di esistere. Non sarebbe tale. Essere felici vuol comunque dire sentirsi meglio per un tempo limitato di come si è in un momento o normalmente. Una persona non può essere costantemente felice, al massimo può essere ottimista. Ed è una maniera di essere, di comportarsi e di interagire, non uno stato d’animo.

    La domanda è: sappiamo quali sono le nostre esigenze e che cosa ci rende felici? Perchè se una persona ha potere tende sempre ad avere donne e beni materiali? Secondo me la cosa dipende molto di più dal nostro subconscio piuttosto che dalla nostra razionalità. In realtà noi non sappiamo co sa è bene e cosa è male. Neanche la religione e l’etica sono riuscite ad insegnarcelo. E’ scritto dentro di noi, fa parte del nostro “firmware”. Quello non si cambia.

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