Lo schema per risolvere i tuoi problemi (NON è una bacchetta magica)

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La vita è una serie di problemi e sfide da superare, e ha successo chi riesce a farlo meglio.

Pare una visione finanche troppo pessimista della vita, ma se punti a un percorso di crescita personale, è utile ogni tanto pensare alla vita come una serie di problemi.

Questo perché ci sono due modi in cui puoi vivere la vita: passivamente, o attivamente.

Vivere la tua vita in modo passivo significa farsi trasportare. Studiare e prendere il 60 diplomatico senza andare oltre, trovare un lavoro a tempo indeterminato senza pretese, e andare avanti così a oltranza. In una vita del genere avrai pochi problemi da superare, perché non generi quello che chiamo “attrito”. Di cosa sia questo attrito te ne parlo meglio più avanti. Pochi problemi, ma anche pochi veri successi.

Il secondo modo di vivere la vita è in modalità attiva. Significa non semplicemente accontentarsi di quello che la vita ti offre, ma impegnarti attivamente per cambiarla. Questo è quello che definisco crescita personale: cercare di cambiare la rotta preimpostata della tua vita verso gli obiettivi che vuoi veramente raggiungere. Per farlo, generi attrito.

Qualcuno lo chiama destino, ma a me questa parola non piace perché implica qualcosa di immutabile. Meglio usare la parola “caso”. Il caso, durante tutta la tua vita, ti assegna certe situazioni. Puoi nascere a Milano, Roma, o New York. O magari Lomé. In campagna, o in città. Nascere in una famiglia ricca o povera, andare in una scuola ottima o squallida. Puoi trovare un lavoro nel settore privato o pubblico, e un miliardo di altri fattori determinati in buona parte dal caso.

Ora, hai due possibilità: puoi accettare quello che il caso (o “la vita”) ti tira addosso, o cercare di sterzare. Di cambiare quella che è la posizione nella quale il mondo ha deciso di metterti. Ogni volta che vuoi cambiare questa posizione, generi attrito. In altre parole, mantenere lo status quo è più facile che cambiarlo.

È più facile vivere a Milano o a Roma? Dipende: se sei nato a Milano è più facile vivere a Milano, se sei nato a Roma è più facile vivere a Roma. Accettare quello che è stato deciso dal mondo/caso/destino/vita/divinità è più facile che cambiarlo.

Non è detto che tu voglia per forza cambiare lo status quo. A volte la vita ti mette di fronte a ottime occasioni, e tu non devi fare altro che allungare la mano. Se ti capita in mano un’eredità milionaria di qualche parente che non sapevi nemmeno di avere, ha poco senso lottare per cambiare la cosa.

Ma facendo la somma di tutto, seguire il caso ti porterà a una vita mediocre. Non eccellente, non pessima. Nella media. Ti capiteranno cose belle, e ti capiteranno cose brutte. Verrai assunto in un lavoro mediocre con una paga mediocre. E per certe persone, va bene così. Nulla di sbagliato nel non avere troppe ambizioni, perché generare meno attrito significa avere meno problemi.

Ma se stai leggendo questo articolo, immagino che tu voglia qualcosa di più di una vita mediocre. Per passare da mediocre a straordinario, dovrai uscire dai binari che la vita ha preparato per te. Dovrai cambiare rotta, e questo significa attrito. Significa incontrare problemi, perché ogni volta che vai contro lo status quo delle cose, ogni volta che cerchi di cambiare, devi superare uno o più ostacoli.

Visto che io di combattere contro lo status quo ormai ne ho fatto un’abitudine, ti voglio parlare di come identifico e risolvo i miei problemi per raggiungere i miei obiettivi.

Una precisazione sulla bacchetta magica

A scanso di equivoci, ho messo “NON è una bacchetta magica” direttamente nel titolo. Questo perché se non hai voglia di muovere le chiappe e faticare, allora ti consiglio già in partenza di rimanere nello status quo. Migliorare la tua vita e raggiungere i tuoi obiettivi significa non arrenderti alle difficoltà, avere una mentalità proattiva piuttosto che passiva.

Se non sei pronto a implementare radicali cambiamenti nella tua vita e nel tuo modo di pensare, allora non andrai da nessuna parte. Non sono Mago Merlino.

Lo schema problema-soluzione

Il mio sistema per risolvere ogni problema non è poi così complesso. Una delle ragioni di vita di Mindcheats è quella di parlare di cose che ti fanno dire “ah cavolo, ma è facile!” Sarà anche facile, ma sono cose alle quali molte persone non hanno mai pensato. O se ci hanno pensato, non le hanno mai messe in pratica. La difficoltà non è tanto nel processo, quanto nella tua mentalità e nella tua voglia di cambiare e impegnarti.

Se ti sembra un po’ tutto nebuloso per il momento, continua a leggere e capirai meglio cosa intendo.

Individua i problemi in modo specifico

Cavolo, non hai idea di quante volte abbia sbattuto la testa contro il muro per questa cosa. A causa di tutte le persone che si dimenticano di questo fondamentale passo: prima di risolvere un problema devi individuarlo.

E se credi che sia facile individuare un problema, mi dispiace ma non hai idea di quanto tu ti stia sbagliando. Esempio: un tuo grosso problema è quello di non essere in grado di individuare i problemi, e finora non te ne sei mai accorto. E non lo dico con malizia: individuare i problemi è molto difficile. Nemmeno io li ho trovati (e risolti) tutti, altrimenti starei già vivendo in qualche mega villa senza bisogno di lavorare.

Quando le persone pensano ai loro problemi, lo fanno tenendo bene a mente due caratteristiche:

  • Sono problemi generici.
  • Sono indipendenti dal controllo dell’individuo.

Alcuni esempi: c’è la crisi, ho una costituzione robusta, non ho i soldi, non ho tempo.

Ti ho messo i primi che mi sono venuti in mente, e dire cose del genere è la morte della crescita personale.

I problemi generici non li risolverai mai. Pensa a una ricetta per una torta:

  • Prendi un po’ di farina
  • Aggiungi qualche uovo
  • Metti dello zucchero
  • Un certo quantitativo di cioccolato
  • Se proprio hai voglia del lievito

Non andrai molto lontano come pasticcere. Se non definisci in maniera specifica i tuoi problemi non riuscirai a risolverli, così come non riuscirai a fare una torta se gli ingredienti non sono scritti con dosi specifiche.

Seconda caratteristica di un problema formulato male, è il fatto di essere fuori dal tuo controllo. Allora, lo sappiamo tutti che ci sono problemi che non puoi risolvere. La fame nel mondo, il riscaldamento globale, i piccioni che ti sporcano il davanzale. Ammetterlo non fa male. Quello che fa male è usare questi problemi come scusa per rinunciare a qualsiasi tipo di miglioramento.

Nel tuo paesello non c’è lavoro? Non puoi cambiare la macroeconomia del tuo comune, certo. Ma qual è un problema che puoi risolvere? Tu sei nel comune sbagliato, prova a cambiarlo. E tu mi dirai: ma è difficile, ma questo ma quello. E io ti rispondo: certo, per questo ti ho fatto tutta la pappardella sull’attrito all’inizio dell’articolo. Migliorare lo status quo richiede sempre fatica.

E qui introduciamo il secondo punto, che è forse il più critico in assoluto…

Non pensare in termini di “ma però”, ma in termini di “quindi”

Una volta che hai identificato i problemi nel modo giusto, il passo successivo è di sostituire ogni “ma” e “però” con “quindi”. Proviamoci!

Invece di dire “mi piacerebbe visitare Londra, ma non ho i soldi”, prova con “mi piacerebbe visitare Londra, quindi… Mi serve un modo per mettere insieme i soldi”.

Invece di dire “vorrei imparare l’inglese, però sono una capra con le lingue”, prova con “vorrei imparare l’inglese e sono una capra con le lingue, quindi devo trovare un sistema diverso che funzioni per me”.

Avrai notato che questo processo fa venire fuori altri problemi. Certo, per visitare Londra devo metter via dei soldi, okay, ma come faccio? Congratulazioni, sei appena entrato nel mondo magico dei problemi spezzettati! Ho scritto un report da 100 pagine che ne parla, quindi non tornerò sull’argomento qui.

Non prendere a testate i muri

Mi sorprende sempre vedere quanto le persone vedano solo due modi di superare un muro: o lo prendono a testate finché non cade (buona fortuna), o si arrendono e tornano indietro.

Quello che faccio io e che consiglio a tutti: ci giro intorno.

Difficilmente troverai nella tua vita un ostacolo che non puoi aggirare con un minimo di astuzia e creatività. Ma per farlo, ti serve una delle doti più importanti e rare di questo pianeta: la flessibilità mentale.

Flessibilità mentale significa non andare in giro con il paraocchi, significa trovare soluzioni creative ai problemi. Significa pensare e chiedersi: cosa potrei fare di diverso per raggiungere l’obiettivo? Non intestardirsi contro un ostacolo, ma cercare piuttosto il percorso con l’attrito minore.

Immagina di dover andare da A a B. Il percorso più breve è una linea retta, lo sanno anche i bambini. Ma se in mezzo a questo percorso retto trovi una montagna impervia, cosa fai? La scali pur di andare sempre dritto, o allunghi il percorso facendoci il giro intorno? Aggirare gli ostacoli per raggiungere i tuoi obiettivi è la stessa cosa. Il problema è che molti, quando vedono la montagna, o provano inutilmente a scalarla o si arrendono.

Attenzione: questo è un sistema sbagliatissimo se stai solo cercando una scusa per giustificare i tuoi fallimenti. Mi dispiace ma se stai cercando una scusa, non sarò certo io a dartela.

Esempio concreto: l’altro giorno un mio amico e collega mi ha chiamato, dicendomi di avere l’ennesimo problema con la sua stampante wi-fi in ufficio. Io di questi problemi non ne ho, perché ho collegato tutto via cavo. Invece di risolvere i problemi che si porta dietro qualsiasi sistema wi-fi, ho deciso di cablare tutto alla vecchia maniera.

Non confondere l’obiettivo con l’ostacolo. Nel mio esempio, l’obiettivo sia mio che del mio amico è di stampare documenti in ufficio. Quindi la domanda da porsi è: qual è il sistema più semplice ed efficace per stampare? La cosa sbagliata da fare è confondere obiettivo e ostacolo: se hai un problema con la stampante wi-fi il tuo obiettivo non è risolvere il problema wi-fi per stampare, ma stampare a prescindere dalla presenza o no del wi-fi.

Cos’ho fatto? Mi sono concentrato sull’obiettivo successivo, quello vero. Mi sono tolto il paraocchi. Un passo ancora più avanti potrebbe essere chiedersi: ho veramente bisogno di stampare? Come posso raggiungere il mio obiettivo senza dover stampare nessun documento? Se è una cosa possibile (non è detto che lo sia), posso girare attorno all’ostacolo della stampa del tutto.

Una lezione importante da imparare è: risolvere i problemi per raggiungere i tuoi obiettivi è meritevole. Ma raggiungere i tuoi obiettivi evitando i problemi è molto più furbo. Puoi ottimizzare più della metà della tua vita con solo questo semplice passo.

Ragiona in termini di problema -> soluzione

Scavalcare i problemi è intelligente, ma non è sempre possibile. Ce ne sono alcuni che devi affrontare per forza se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi, e allora ti tornerà utile ragionare in termini di problema -> soluzione.

Puoi farlo a mente, o con una mappa mentale se preferisci. Prendi il problema, e cerca di capire da cosa deriva. Ci sono alcune cose che potrai modificare, e altre che sono immutabili. Per le cose che sono sotto il tuo controllo pensa a tutte le soluzioni possibili, anche le più ridicole o inattuabili. Poi inizia a scremare, finché non trovi il sistema più adatto alla situazione. Per approfondire, leggi il mio articolo sui sei cappelli per pensare.

Dovrai sacrificare qualcosa

Nella vita, devi compromettere. Ne ho già parlato, e mi sembra opportuno riprendere l’argomento anche qui.

Quando la mia azienda ha iniziato a fare numeri interessanti, ho preso i bagagli e me ne sono andato all’estero. Certo, ho lasciato molto in Italia. Amici, famiglia, spiedo bresciano. Ma ho bilanciato fattori positivi e negativi, quello che ci guadagnavo e quello che ci perdevo. Sono arrivato alla conclusione che, mettendo insieme i più e i meno, il bilancio sarebbe stato comunque positivo. Quindi, ho preso la decisione e me ne sono andato.

Questo ragionamento in pochi lo fanno. Sempre prendendo l’esempio del vivere all’estero, in molti dicono: eh sì, vorrei vivere a Londra, ma lascerei amici e famiglia. E stop, il loro ragionamento finisce lì.

Il mio sospetto? Che queste persone stiano solo cercando una scusa per giustificare il fallimento. Queste persone non vogliono veramente vivere a Londra, vogliono solo illudersi che sia impossibile, così da avere una scusa per lamentarsi senza fare niente. Conservare lo status quo è più facile che cambiarlo.

Io valuto la motivazione di una persona in base a quanto sono disposte a compromettere. Se sei veramente convinto che qualcosa ti renderà più felice, allora non avrai problemi a sacrificare qualcosa per raggiungerlo. I “lagnosi cronici” sono una categoria che mi sta sui nervi.

Conclusione

Questo articolo mi è venuto fuori particolarmente lungo. Pazienza, ne è valsa la pena, e spero che tu abbia trovato di che riflettere in queste righe. Per riassumere i punti principali:

  • Ogni volta che vuoi cambiare lo status quo, affronterai dei problemi.
  • Per avere successo devi lavorare sodo, altrimenti andrai verso una vita mediocre.
  • Non parlare in termini generici, individua problemi specifici che puoi risolvere.
  • Affrontare e superare gli ostacoli è nobile, ma evitarli è più intelligente.
  • Prendi ogni problema, e rifletti sul modo più efficace di superarlo.
  • Per crescere come persona, devi essere disposto a fare dei sacrifici minori per raggiungere la felicità

Comments

  1. Complimenti Stefano, con questo articolo ti sei superato. Ottimo lavoro

  2. Sono uno studente d’ingegneria, eppure sono rimasto 5 minuti abbondanti a cercare di capire il risultato dell’espressioncina iniziale.
    Nonostante sappia fare le equazioni differenziali stavo quasi per cascarci 🙂

  3. Ottimo articolo come sempre.

  4. Articolo interessante.
    “Nella vita, devi compromettere”. Penso sia un anglicismo. Meglio “venire a compromessi” o “fare compromessi”. Niente di grave, significa solo che leggi molto in inglese 🙂
    A presto

  5. Mi viene in mente la forza e il coraggio dei migranti che partendo da condizioni miserabili e mettendo in gioco la loro stessa vita riescono a cambiare il loro status quo. Li vediamo come disperati, ma penso che hanno molto da insegnarci. Potrebbero inventarsi qualsiasi scusa per rimanere (sono povero, ho la moglie e 5 figli, devo attraversare un continente, morirò annegato, verrò espulso….etc) eppure ce la fanno. Noi invece spesso ci arrendiamo per molto, molto meno…

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