Il consiglio di lettura che nessuno ti darà mai

Sono in diversi gruppi su Facebook in cui le persone chiedono consigli per libri da leggere. Non romanzi, ma manuali o guide.

Da quello che ho visto io sono l’unico a consigliare una categoria: i manuali universitari. Ma secondo me, dovrebbero essere tenuti maggiormente in considerazione anche fuori dall’ambiente curricolare.

Questo mi ha portato a chiedermi: perché vengono così tanto schifati, in favore di libri più divulgativi?

Per capirlo, prima dobbiamo fare una distinzione fra i due tipi di conoscenza che possiamo avere: la conoscenza generale e la conoscenza specifica.

I due tipi di conoscenza

Conoscenza generale

La conoscenza generale (o orizzontale, o superficiale) è quella che consideriamo meno importante. Significa imparare a grandi linee un argomento, senza perderci troppo tempo.

Non c’è nulla di male ad avere una conoscenza generale vasta ma superficiale: è così che stimoliamo la creatività. Io stesso leggo libri e guardo documentari su argomenti che mi interessano, senza approfondire l’argomento.

E non lo faccio perché:

  • Non mi interessa.
  • Lo faccio solo per curiosità.
  • Non è importante.

Queste sono informazioni che non impattano direttamente sulla mia vita. Ad esempio a me piacciono le scienze: astronomia, fisica, biologia, zoologia eccetera. Ma la mia conoscenza è superficiale, non approfondita, perché non lavoro nel settore. E anche se sapessi alla perfezione il processo di mitosi delle cellule, non me ne verrebbe niente in mano.

Questi argomenti li imparo solo perché mi interessano, e mi diverto a scoprire di più. Non c’è un obiettivo ulteriore. E questo, come vedremo a breve, è la chiave di tutto…

Conoscenza specifica

Di contro, la conoscenza specifica è quella più importante e approfondita. Significa studiare a fondo un argomento specifico per settimane, mesi o anni.

Tutti noi dovremmo avere una conoscenza specifica di almeno qualche argomento: è così che diventiamo dei professionisti, ed è l’unico modo per trarre vantaggio da quello che impariamo. Ad esempio io ho conoscenza specifiche in marketing, dog sledding e informatica/tecnologia.

Le caratteristiche della conoscenza specifica sono:

  • Sono i tuoi interessi maggiori o parte della tua carriera.
  • Li impari per ottenere un vantaggio concreto, o un beneficio.
  • Sono importanti per i tuoi obiettivi.

Quindi queste sono informazioni che impattano direttamente sulla tua vita. Io lavoro molto nel marketing e nell’informatica facendo fra l’altro consulenze, quindi è normale che abbia una conoscenza molto specifica sull’argomento. Ne va del mio lavoro e della mia carriera.

Al contrario della conoscenza generale, quella specifica ha un motivo ulteriore oltre al divertimento. Studi qualcosa perché ti è utile, quindi puoi fare un investimento nel futuro: anche se mi rompo le scatole a studiare qualcosa, lo faccio lo stesso perché mi servirà in futuro.

Il fatto è che acquisire conoscenza specifica, anche di un argomento che ti piace, è spesso una seccatura. O in altre parole: leggere un manuale universitario non è bello quanto leggere un libro divulgativo di 150 pagine, o guardare un documentario su Discovery Channel.

Quindi possiamo definire la conoscenza generale e specifica in base alla loro caratteristica principale: divertimento da una parte, utilità dall’altra.

Divertimento contro utilità

All’inizio dell’articolo, ho parlato di come io sia nella minoranza di persone che consigliano manuali universitari quando le persone voglio apprendere un certo argomento. Non lo faccio sempre, ma lo faccio quando la persona che me lo chiede ha bisogno di una conoscenza specifica piuttosto che generale.

E tu stesso, quando vuoi imparare qualcosa, dovresti sempre chiederti: qual è il mio obiettivo? Il divertimento o l’utilità?

Se è il divertimento, significa che ti basta una conoscenza generale. Leggi i libri che vuoi, guarda qualche documentario, informati su internet. Non c’è nulla di male in questo.

Ma se il tuo obiettivo è l’utilità, quindi userai quello che apprendi per raggiungere un obiettivo, dovresti pensare a sacrificare almeno una parte del divertimento. Perché studiare un argomento in maniera specifica non è mai bello, divertente e interessante quanto leggere un libro divulgativo.

Ovviamente non stiamo parlando di bianco e nero, ma di una scala di grigi. Più importante è un argomento per te, più deve essere approfondito lo studio. E più è approfondito lo studio, più è una rottura studiare. Facciamo un esempio concreto, con economia e marketing.

Se qualcuno vuole solo leggere qualcosa a riguardo per interesse, ma non lavora nel settore, può leggere semplicemente qualche blog. Informazioni presentate in maniera semplice con articoli brevi, che non richiedono impegno. Oppure si può guardare qualche film, la biografia di Steve Jobs, o leggere un libro divulgativo il cui titolo attrae l’attenzione. Insomma, cose leggere.

Se invece vuoi una conoscenza mediamente approfondita, potrei consigliarti la macroeconomia a fumetti, o Marketing 4.0. Libri già più impegnativi e meno scorrevoli, ma più densi di informazioni. Una via di mezzo utile se ti serve l’argomento o sei un appassionato, ma non è una conoscenza chiave per la tua vita.

Per chi vuole conoscenze specifiche, si può invece andare su Marketing Management e analisi tecnica dei mercati. Che sono dei mattoni allucinanti, ma una volta letti studiati, potrai vantare una conoscenza molto più approfondita che con gli altri metodi.

Ora che abbiamo fissato questi concetti, possiamo capire perché le persone non vogliano leggere, e di conseguenza non consiglino, libri specialistici anche a persone che vogliono acquisire una conoscenza specialistica dell’argomento.

L’errore fondamentale: abbassare l’asticella

L’errore sta nell’abbassare l’asticella a causa della pigrizia. Credere che con un manuale divulgativo si possa raggiungere un livello “sufficiente”. Invece i no, i libri divulgativi non sono abbastanza.

Il fatto è che a me, abbassare l’asticella non piace. Se decido che mi serve una conoscenza specifica su un argomento, non mi accontento della sufficienza. E non dovresti farlo nemmeno tu.

Per questo quando devo consigliare del libri, a volte do da leggere gli stessi manuali che vanno nelle università. È vero che costano di più, sono lunghi, poco scorrevoli e in genere una palla da leggere. Ma se hai bisogno di una conoscenza specifica, non ci sono scorciatoie.

Comments

  1. Antonio Orazio Leo says:

    Il tuo articolo non fa una piega. Non rimane che attuare i concetti che hai espresso se si hanno obiettivi da raggiungere.

  2. 🙂 quanto mi piace questo blog

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