3 consigli pratici per rendere lo studio divertente e veloce

Studiare mi ha sempre fatto abbastanza schifo.

Sono convinto che esistano modi migliori di apprendere, ma non giriamoci intorno: a meno che tu non sia un genio, ti serve come minimo una laurea triennale per sperare di avere successo lavorativo.

Quindi, visto che la scuola è una sorta di male necessario che occuperà buona parte della tua vita fino oltre i 20 anni, dovresti cercare di ottimizzare lo studio.

Da qui partono i vari filoni dell’apprendimento rapido, tecniche di studio e di memorizzazione, lettura rapida eccetera. Oggi però voglio fare qualcosa di diverso: non solo tecniche di studio efficaci, ma anche utili per studiare divertendosi.

1 – Prendi appunti coloriti

Gli appunti colorati sono la base delle mappe mentali e delle tecniche per sottolineare, il passo successivo e più divertente sono gli appunti coloriti, ossia con intermezzi poco adatti ad essere citati in un sito di crescita personale.

Come le belle parole che ti vengono quando vedi questo sullo schermo.

Come le belle parole che ti vengono quando vedi questo sullo schermo.

Ho scoperto questa tecnica l’ultimo anno dell’università: peccato, trovarla prima avrebbe reso il mio studio più interessante. Da quando ho iniziato a portarmi il computer a lezione per prendere appunti, ho aumentato così tanto la velocità di scrittura che sarei riuscito a trascrivere la lezione parola per parola.

Visto che non è un metodo efficace, ho deciso di usare la mia maggiore produttività per rendere lo studio più divertente: inserendo battute di poco (nessun) gusto, osservazioni colorite e imprecazioni di vario genere fra le nozioni vere e proprie.

Questo mi ha aiutato a:

  • Rendere più divertenti le lezioni.
  • Non staccare il cervello dopo mezz’ora.

Non so se è un problema solo mio, ma ho sempre avuto difficoltà a restare concentrato più di qualche decina di minuti di fila. Quindi o trovo un modo per tenere alta l’attenzione, o addio benefici delle lezioni.

Se prendi bene gli appunti e stai attento a estrapolare le informazioni importanti in aula, puoi più che dimezzare lo studio a casa (anche se non ascolti): questa è un’ottima strategia per rimanere concentrato, perché darai sempre nuovi stimoli al cervello.

Vantaggio bonus: visto che perdi tempo a inserire intermezzi coloriti, non puoi trascrivere parola per parola la lezione. Questo ti costringerà a selezionare le informazioni rilevanti e scartare le altre, rendendo gli appunti più leggeri. Quando torni a casa, hai diversi benefici con la tecnica degli appunti coloriti:

  • Il ripasso è più divertente.
  • Hai prestato più attenzione in aula, quindi ti ricordi più informazioni.
  • Gli appunti sono più snelli, perché non hai avuto tempo di scrivere ogni dettaglio inutile. Migliori così la tua capacità di sintesi.

Da qui, puoi procedere in due direzioni:

  1. Continuare a studiare su quegli appunti.
  2. Riscrivere gli appunti con solo le informazioni importanti.

Il metodo più efficiente è il secondo, perché ogni volta che rileggi gli appunti originali perdi qualche secondo su informazioni inutili (le battute sulla cravatta del professore). Tuttavia, penso che il più efficace sia il primo.

L’efficienza non è tutto. Se ti annoi mentre studi a casa, sarai meno concentrato e passerai metà del tempo a pensare quanto sarebbe bello essere fuori a giocare a pallone. Per quanto possano essere ottimizzati i tuoi appunti, se non sei motivato e non ti concentri sui libri, è tutto inutile.

Non dico che gli appunti coloriti possano da soli rendere divertente lo studio della macroeconomia, ma di sicuro la rendono molto meno noiosa. Se in più ti aiutano a restare concentrato a lezione, hai anche risparmiato del tempo.

Se puoi portarti un computer, tanto meglio: con un po’ di pratica puoi imparare a battere molto più velocemente di quanto scrivi (io ho usato questo programma per imparare), e con meno fatica alla mano. Gli appunti su carta tornano utili in due circostanze:

  1. Nelle lezioni di matematica, o comunque con tanti numeri o elementi grafici.
  2. Se sei già abituato a usare mappe mentali.

2 – Fai giochi d’ascolto con i compagni di banco

Qui servono compagni di banco che stiano al gioco.

Ci sono diversi modi di giocare. Quello base prevede di stabilire una parola chiave e segnarsi ogni volta che il professore la dice. Si può partire dalle più banali, come quelle riguardanti l’argomento che sta trattando il professore, ma consiglio cose più divertenti:

  • Parole di intermezzo preferite dal professore, come il “cioè”.
  • Difetti di pronuncia.
  • Schiarirsi la voce.

Questo ti obbliga a prestare attenzione alla lezione, anche solo per spirito di competizione. Se nello stesso momento cerchi anche di prendere appunti stai costringendo il cervello a mischiare due flussi di informazione: è una delle tecniche per aumentare il QI.

Gli appunti che prenderai in questo modo non sono così efficaci come quelli che avresti se stessi effettivamente attento, ma se proprio ti stai annoiando, degli appunti inefficaci sono meglio che dormire sul banco.

Questa è la base del gioco, ma ci possono essere varianti infinite. Ad esempio, con un mio amico cercavamo di trovare il maggior numero di frasi e atteggiamenti che, presi fuori contesto, sarebbero potuti diventare metafore sessuali: non mi sono mai divertito tanto in una lezione di matematica finanziaria.

Quella del microfono è la prima che ci è venuta in mente.

Quella del microfono è la prima che ci è venuta in mente.

3 – Usa associazioni divertenti

Il cervello impara per associazione: ogni nuovo ricordo viene legato a un altro esistente, in una catena che include ogni aspetto della tua memoria. Quando cerchi di memorizzare senza capire prima il concetto, o senza associarlo a qualcosa che già conosci (ovvero quello che vuole farti fare la scuola), l’efficienza dello studio crolla.

Ho già spiegato come fare associazioni in questo articolo, che ti consiglio di leggere. Oltre all’estrema potenza della tecnica, si può usare anche per studiare divertendosi.

Le associazioni che funzionano meglio sono quelle divertenti, questo è un punto di partenza. Ma anche quando non devi associare niente, crea esempi per applicare quello che hai studiato. Ad esempio:

  • Quando ho studiato la legge di conservazione dell’energia, ho calcolato a che velocità dovrei scagliare una mela contro la Terra per fermare la sua rotazione attorno al Sole (per la cronaca, è 72.000.000.000.000.000.000.000.000 km/h, ossia quasi 67 milioni di miliardi di volte la velocità della luce).
  • Nell’esame di diritto privato, per le leggi più ostiche mi sono immaginato situazioni divertenti in cui si sarebbe applicata la legge, spesso immaginandomi anche dibattiti alla Forum (usando la tecnica dei 5 sensi).

Vantaggio bonus: questa tecnica ti costringe non solo a studiare qualcosa, ma anche a impararlo. Se non hai capito il perché di una formula o una legge, non riuscirai ad applicarla a un caso immaginario. Questo ti obbliga ad usare tutti e due gli emisferi del cervello: quello destro per lo studio, e quello sinistro per applicare ciò che hai imparato.

L’uso dei due emisferi è un passaggio fondamentale per la memorizzazione a lungo termine, perché ti costringe ad elaborare le informazioni: in questo modo il cervello penserà che si tratta di informazioni importanti, quindi le immagazzinerà nella memoria a lungo termine.

Se studi qualcosa senza applicarlo te lo dimenticherai dopo poco, spesso prima della verifica/esame che stai preparando, e dovrai ristudiarlo con grande frustrazione e perdita di tempo. Associazioni ed esempi immaginari renderanno lo studio iniziale un filo più lungo, ma molto più divertente ed efficace: ti ricorderai molte più cose senza il bisogno di riaprire il libro.

Comments

  1. è davvero un articolo carinissimo….da mettere in pratica per tutte le cose che si devono ricordare, in modo fantasioso e divertente. Complimenti !

  2. Ottimo articolo come al solito, complimenti!
    Avresti qualche consiglio per lo studio di una materia esclusivamente mnemonica come anatomia? Quando mi trovo a dovermi ricordare che il muscolo A origina da tali vertebre e il B da tali altre non vedo proprio metodi mnemonici efficaci oltre al ripeterlo 10 volte per poi scordarlo il giorno dopo…

    • Se mi fai un esempio ti posso far vedere come farei io 🙂

    • Stefano says

      Ho usato queste tecniche con matematica finanziaria, diritto privato e simili. Più la materia è pallosa e teorica, meglio funziona. Usa l’emisfero destro e sii creativo. 😉

  3. Ciao Stefano,

    premetto che l’articolo mi è piaciuto molto ed hai aggiunto qualcosa di nuovo ad un argomento in cui si cade molto spesso nel banale e nel “già sentito”. Mi ha però leggermente infastidito l’inserimento dell’ultima foto, che ritengo sessista, soprattutto perché (guarda caso) quando si fanno battute a sfondo sessuale, si finisce quasi sempre con l’offendere le donne. Scusami ma non ho trovato politicamente corretto da parte tua scegliere quella foto.

    • Nicoletta says

      Caro Stefano, complimenti per l’articolo, ma, come donna, quella foto ha disturbato anche me e mi accodo alla richiesta di Vale. Un caro saluto 🙂

      • rossella says

        Ciao Stefano,
        concordo con Vale e Nicoletta. Ho provato anch’io un senso di fastidio nel vedere la foto, proprio perché conferma con quanta leggerezza si ricorra ad “associazioni d’idee”, (per non dire stereotipi sessisti) radicati nella mente di tutti. Per il resto, articolo utile e simpatico 🙂

  4. Antonio Leo says

    Una quindicina di anni fa un libro sulla memoria mi suggeriva un metodo per la memorizzazione di vocaboli dall’inglese e viceversa.Consisteva nella costruzione di una scatoletta di cartone lunga e stretta con 5 scomparti progressivamente più spaziosi,giusto per contenere foglietti nel cui fronte c’era scritto il termine italiano e nel retro quello inglese.
    Quando la quantità dei vocaboli da memorizzare è divenuta molto consistente,mi sono accorto che la loro fissazione nella mente diventava sempre più precaria.I vocaboli che consultavo dopo mesi non li ricordavo più,anche se mi ero costruito fino a 9 scomparti.
    E’ però vero che il metodo era piuttosto arido,nel senso che non c’erano riferimenti accattivanti.Del resto,se me li fossi inventati,avrei impiegato moltissimo tempo ed il gioco non sarebbe valsa la candela.
    In pratica la quantità era andata a scapito della qualità,al punto che il metodo si era del tutto inceppato.
    Non mi spiacerebbe una tua opinione in merito.
    Anticipatamente ti ringrazio.
    Antonio.

    • Stefano says

      Ciao Antonio. Non ho mai usato quella tecnica, ma non mi sembra fra le più efficaci perché non c’è un coinvolgimento emotivo: è quello che mette il turbo alla memorizzazione.

  5. Ciao Stefano, meno male, credevo di essere l’unico a riempire i miei appunti di disegnini e commenti scherzosi 🙂 ricordo durante noiosissime lezioni di filosofia (col prof che passeggia per la classe parlando lentamente con tono soporifero) che avevo iniziato a prendere appunti in inglese per tenere alta la concentrazione. Ti lascio immaginare il disappunto dei compagni che mi chiedevano gli appunti!

  6. Josephyne says

    Non ci hai detto perché come metafora sessuale non hai messo per esempio un uomo o ambo i sessi?
    Rispondi!!!

  7. Però…molti si sono infastiditi per la foto con il microfono. Io mi sono chiesta come sia possibile inventarsi associazioni bislacche coi microfoni. In ogni caso vede che l’articolo l’ha scritto un uomo. E ne prendo atto. Si prenda atto che la citazione di un esempio da un “maschio” (eterosessuale?) avvenga inevitabilmente ed irrimediabilmente diversamente nella forma da quello che eventualmente avrebbe portato alla nostra attenzione una “femmina”. Un esempio è molto di più di un esempio…tautologia? Beh, impossibile rievocare senza filtri elementi appartenenti ad un fantomatico immaginario “collettivo”, no? La foto non mi ha colpito, certo non l’ho “capita”, non in quanto uoma ma perché ci ho fatto il callo…ci passo sopra. Del resto c’è di peggio di una foto. Molto peggio.

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