5 importanti lezioni che ho imparato vivendo da solo all’estero

Quando il 20 maggio ho fatto la valigia che mi avrebbe accompagnato il giorno dopo in Inghilterra, ho pensato a tutte le persone che perdono i capelli e passano ore a  decidere cosa portarsi dietro per la vacanza di una settimana. Prendo con ordine le cose che mi servono e le metto in valigia mentre ascolto un po’ di buona musica. Dopo un anno negli Stati Uniti, quattro mesi nel Regno Unito non sono niente.

Un conto è andare a vivere da solo, un altro è farlo dall’altra parte del mondo: non puoi tornare indietro. Se ti dimentichi qualcosa non puoi tornare a prenderlo, se hai un problema devi cavartela da solo. Non puoi tornare a casa dai tuoi, se ti ammali non sarai accudito dalla mamma.

Quando decidi mettere fra te e tutto quello che conosci un oceano, devi imparare a cavartela da solo alla svelta. Non hai molte possibilità. In questo articolo ti parlerò delle 5 lezioni più importanti che ho imparato dopo anni di viaggi in giro per il mondo.

1 – Il minimalismo porta alla felicità

"E lo chiami minimalismo? Guarda quanti muri!"

“E lo chiami minimalismo? Guarda quanti muri!”

Chi ha viaggiato con Ryanair conosce l’incubo dei 15 kili: il bagaglio da stiva non può pesare di più, quello a mano è limitato a 10 kg.

Anche con un marsupio nascosto sotto tre magliette, due felpe e un impermeabile, sei costretto a fare delle scelte: non puoi portare più dello stretto necessario. I vestiti essenziali, il computer, un paio di scarpe di riserva, l’accappatoio e poco altro. Devi scegliere le cose essenziali, perché il resto deve rimanere a casa. Al massimo te lo compri una volta arrivato, ma sei costretto a lasciarlo lì quando riparti.

Questo ti insegna molto sull’inutilità degli oggetti: puoi vivere bene con le cose che riesci a portarti dietro in un viaggio aereo, non ti serve altro. Quattro paia di scarpe? Tre cuscini? I ricordi di dieci anni di vacanze? Tutto inutile, tutta roba che fa polvere. La mia regola minimalista è che se non lo usi da 6 mesi è inutile: buttalo.

Per “utile” intendo anche quello che ti fa sentire bene. Io sono un grande appassionato di draghi, e nella mia stanza (in Italia) ne ho una collezione. Ogni settimana li spolvero con cura e quando torno a casa sono sempre lì, ad aspettarmi. Anche se non hanno un fine pratico immediato, sono utili perché mi fanno sentire bene. È irrazionale, ma è la mia passione. Ma quel pupazzo che ho buttato in fondo all’armadio cinque anni fa non mi serve, nemmeno mi ricordo che esiste. Quindi via, eliminato.

Il minimalismo e l’ordine creativo

Nell'immagine: ordine creativo. Ma anche no.

Nell’immagine: ordine creativo. Ma anche no.

Molte persone si vantano di vivere in uno stato di ordine creativo: il loro ambiente sembra caotico, ma loro riescono a  trovare tutto e a organizzarsi. Peccato che ogni settimana rivoltano la stanza alla ricerca di qualcosa che non riescono a trovare. Quello non è ordine creativo, è caos.

Se hai così tante cose che non riesci a trovare un posto dove metterle, ne hai troppe. Perderai tempo ed energie a cercare quello che ti serve.

Per iniziare, usa questa regola: ogni volta che introduci un nuovo oggetto nella tua casa o stanza, devi buttarne via uno.

La prossima volta che ti dimentichi le chiavi di casa (anche se usi questa tecnica), saprai a chi dare la colpa. Al tuo “ordine creativo”.

Usa questo principio: se gli altri pensano che sia disordinato, lo è. A te può sembrare logico, ma non è così. Metti ordine nell’ambiente in cui vivi e metterai ordine nella tua vita. È uno dei principi della crescita personale: se vuoi avere successo, devi focalizzarti sulle cose importanti ed eliminare il rumore di fondo (ti spiego come fare in questo articolo).

E qual è il rumore di fondo? Le cose che non ti servono.

2 – Le tue abitudini devono essere flessibili

Altre cose, invece, di flessibile non dovrebbero avere niente.

Altre cose, invece, di flessibile non dovrebbero avere niente.

Prima di andare negli Stati Uniti ho preso una bella abitudine: andare a correre. Io vivo a Brescia in una zona collinare, quindi per forza di cose corro in salita e discesa in clima mite. D’inverno corro con la neve, ma d’estate non fa mai troppo caldo.

Quando mi sono trasferito in Florida ho cambiato clima (tropicale) ed elevazione (piatto come l’encefalogramma di Vittorio Sgarbi).  In più ho iniziato un lavoro a tempo pieno con orari variabili dalle 10 del mattino alle 11 di sera. Se avessi cercato di mantenere le vecchie abitudini, non sarei più andato a correre.

Così mi sono adattato:

  • Correvo di mattina o pomeriggio, a seconda dell’orario di lavoro.
  • Correvo alle 7 di mattina o alle 9 di sera d’estate.
  • Facevo più kilometri, perché sul piano fatichi di meno.
  • Ho esplorato le strade vicine alla ricerca del percorso ideale.

Stessa cosa con il cibo: ho dovuto eliminare alcuni alimenti che non esistono in America, in cambio ho iniziato a mangiare prodotti tipici statunitensi (alcuni buoni e salutari, come la tilapia).

Il mondo intorno a te si evolve e, se non vuoi diventare un fossile, devi evolverti anche tu. Devi evolvere le tue buone abitudini a seconda dell’ambiente esterno e migliorarti costantemente. Anche senza un cambiamento radicale come il mio, la tua situazione cambierà e dovrai adattarti. Alcuni esempi:

  • Vai a fare l’università fuori sede.
  • Una nuova tecnologia rende il tuo computer obsoleto sul posto di lavoro.
  • Tua mamma/moglie ti chiede di iniziare a far qualcosa.

Per renderti flessibile alle sopravvenienze della vita, ti consiglio questo articolo: Come creare un’abitudine dinamica

3 – Pianifica il più possibile, poi pianifica ancora

Ottimo, ci siamo quasi.

Ottimo, ci siamo quasi.

Qui devo rimproverarmi, perché non sempre seguo questo consiglio. E quando non lo faccio, ne pago le conseguenze. Quando sono venuto in Inghilterra, per un momento ho rischiato di dover dormire in stazione. Ho risolto il problema, ma ho imparato che devo pianificare meglio il mio futuro quando fallire significa fare il barbone per un giorno.

Anche con anni di esperienza alle spalle, non posso affidarmi al caso. Ho troppo da perdere.

A nessuno piace pianificare, almeno finché non vede i benefici concreti. Ho scritto la prima bozza di questo articolo il 9 giugno, l’articolo completo il 16 giugno e l’ho pubblicato il 26 giugno. In questo arco temporale ho avuto tutto il tempo di rileggere, correggere, aggiungere e togliere. Se scrivessi gli articoli il giorno della pubblicazione, non riuscirei a inviare il nuovo post ogni mercoledì alle 13:00 in punto. E anche se ci riuscissi, sarebbero articoli-schifezza.

Ho appena finito di leggere un libro (Story Engineering) che analizza i fattori di successo per scrivere un buon romanzo. Un terzo del libro è dedicato alla pianificazione: prima ancora di scrivere la prima riga della prima bozza, devi sapere come andrà a finire la storia. Se inizi a scrivere senza pianificare, dopo 200 pagine potresti accorgerti che non hai una trama solida e i personaggi sono ridicoli. Risultato: devi ricominciare da capo e buttare via mesi di lavoro.

La pianificazione può essere di due tipi:

  • Strategica.
  • Tecnica.

La pianificazione strategica è quella a più ampio respiro, quella che ti dice dove vuoi arrivare l’anno prossimo o fra dieci anni. È quella che ti serve quando vuoi raggiungere il tuo grande sogno o trovare un lavoro.

La pianificazione tecnica è quella che ti serve nella prossima settimana, azioni che concretizzano la pianificazione strategica. Ad esempio: pianifico che il mio romanzo parlerà di un virus creato il laboratorio che viene rubato da dei terroristi, l’eroe di turno spara a tutti e salva il mondo.

Una volta definiti i punti generali (pianificazione strategica) posso passare alla parte tecnica: come riescono i terroristi a impossessarsi del virus, chi è l’eroe, cosa fa concretamente eccetera.

Per riassumere, la sequenza è:

  1. Definisci un obiettivo.
  2. Pianifica a livello strategico.
  3. Pianifica a livello tecnico.
  4. Agisci.

E non dimenticare l’ultimo punto: agisci. La pianificazione senza azione è come una Ferrari senza carburante.

4 – Un anno può cambiarti la vita

Tipo l'anno in cui sono usciti i Pokemon.

Tipo l’anno in cui sono usciti i Pokemon.

Nel mio caso, 6 mesi: quando ho studiato in Lettonia per un semestre mi sono accorto di quanto mi piace viaggiare, conoscere gente nuova, incontrare culture diverse. Da lì non mi sono mai fermato. Da metà 2010 ho passato più tempo all’estero che in Italia.

Ma un anno potrebbe non significare niente.

Se la tua vita va avanti giorno dopo giorno sempre allo stesso modo, senza un obiettivo più grande, arriverai alla vecchiaia e ti guarderai indietro pieno di rimpianti. Pensaci adesso: sei sicuro di voler vivere una vecchiaia piena di rimpianti?

Fra 10 anni ti ricorderai dei rimpianti, non dei rimorsi.

Hai agito, hai fatto un errore, hai imparato qualcosa. Può bruciare al momento, ma a mente fredda sarai felice di aver sbagliato. Di errori io ne ho fatti tanti, ma tutti mi hanno insegnato qualcosa.

Sei la somma dei tuoi errori.

Ogni giorno della tua vita devi avere un obiettivo in mente, un obiettivo che ti porterà più in là. Ogni sera devi andare a letto felice di aver fatto qualcosa. Per questo ti consiglio di scrivere un diario in cui annoti i tuoi progressi. Fra un anno torna a leggerlo e ti accorgerai di quanto sei migliorato.

Vuoi sapere la parte bella?

Il cervello sopravvaluta quello che può fare in un anno, ma sottovaluta quello che può fare in dieci anni. È la distorsione temporale: il tuo cervello percepisce in maniera diversa il tempo a seconda di quanto è distante dal presente (fonte). Cosa significa?

In un anno puoi cambiare la tua vita, quello che sarai fra 10 anni è limitato solo dalla tua immaginazione.

5 – Se procrastini sei finito

Durante i miei sei mesi in Lettonia, non ero il miglior uomo di casa. Cucinavo schifezze (ancora non sapevo i 10 principi di un’alimentazione sana) e nella mia stanza passavo l’aspirapolvere meno di quanto mi piacerebbe ammettere. O detto in altre parole: ero uno studente fuori sede qualsiasi.

La rivincita del fuori sede: Stati Uniti. Ogni settimana ho pulito per terra e la cucina era splendente. Ho imparato la mia lezione: se inizio a rimandare qualcosa, lo rimando per sempre.

La voglia di fare è una buona abitudine che può essere creata come tutte le altre: con la pratica. Se ti alleni a non rimandare, dopo un mese ti verrà naturale. Sarai più attivo e farai più cose in meno tempo. Non ti addormenterai più con la patina di amarezza tipica di chi non ha fatto niente tutto il giorno.

Metterti all’opera con i compiti più semplici dà il via al motore della produttività: inizia con le cose piccole e con il tempo passerai a obiettivi sempre più grandi. Perché?

Perché sei ambizioso, te lo leggo negli occhi.

Tu non vuoi essere una persona mediocre che sopravvive  fino alla pensione, altrimenti non leggeresti Mindcheats. Tu vuoi qualcosa di più, ma non sai come fare. Ti serve un percorso.

Inizia a fare quelle cose che ti prendono 10 minuti: passa l’aspirapolvere, inizia a cucinare roba  sana invece di buttare la pizza surgelata nel forno, apri il libro e studia 15 pagine. Ma non farlo stasera, altrimenti siamo punto e a capo. Fallo adesso, alzati dalla sedia in questo momento e lascia l’articolo a metà.

Torna a leggere solo dopo 10 minuti di vera produttività. O anche di più: quando inizi a fare qualcosa, per orgoglio personale non smetterai finché non l’hai portata a termine. Il cervello funziona così.

Ne approfitto per fare un test del colore. *Beep*

Ne approfitto per fare un test del colore. *Beep*

Fatto? Bravo.

Vedi? Sei ancora vivo.

Non sei morto dalla fatica, anzi adesso ti senti meglio. Lo so perché è così anche per me.

Questa è la tua prima vittoria contro la procrastinazione: mantieni questa nuova abitudine ogni giorno, sono 70 minuti a settimana. Non tantissimi, ma è un’ora abbondante di lavoro che prima non facevi. Ti accorgerai che basta poco per dare una smossa alla tua vita, e quando te ne renderai conto vorrai ancora di più. Perché sei ambizioso.

Cementa subito il tuo successo: scrivi in un commento qui sotto cosa hai fatto in questi 10 minuti!

Comments

  1. Pulito la scrivania, buttate le cartacce, svuotato il cestino, messo nel cesto per la lavatrice una buona ventina di capi ammassati sulla sedia (ci ho messo un po’ più di un quarto d’ora, ma vabbé). Non è il primo articolo sulla procrastinazione che fai, ma questo mi ha finalmente smosso. Grazie dei consigli Stefano!

    • Stefano says:

      Grazie Diego, ora resta sulla cresta dell’onda e crea la buona abitudine di fare qualcosa ogni giorno. Come vedi, con 10 minuti puoi fare molto. 😛

  2. Ho cercato un sito internet gratis per poterne aprire uno mio per un idea che mi è venuta in mente ieri notte.Ti posso chiedere una cosa? io a settembre/ottobre vorrei trasferirmi a londra,non ho amici li,non ho agganci,ma sto pianificando il mio arrivo li e mi sto informando su cosa fare appena si arriva (tipo certificato inn) hai qualche prezioso consiglio da darmi perfavore? ti ringrazio in anticipo!

    • Stefano says:

      Ciao Ciko. Appena arrivato devi richiedere il tuo national insurance number, dopo puoi iniziare a lavorare ed essere pagato anche mentre aspetti che ti arrivi a casa. Per trovare una stanza, ti consiglio spareroom.co.uk

      Per la spesa Tesco e Iceland, per i vestiti Sports Direct e Primark. 😉

  3. Ho studiato un po’ di pagine di diritto commerciale di cui ho l’esame tra una settimana 🙂 é la prima volta che scrivo un commento nonostante sia da tempo che leggo i tuoi articoli, ma questo é stato molto utile, mi ha dato la spinta che mi serviva e cosi ho completato commentando:)

  4. emanuele says:

    collezione di draghi??? wow, sei un tipo originale stefano!!!!

  5. Phivirino says:

    Spazzato con la scopa e passato l’aspirapolvere in salone anche se ci ho messo molto più di 10 minuti 🙂

    • Stefano says:

      Il bello di questa tecnica dei 10 minuti è proprio che non ti vuoi fermare finché non hai finito il compito: la tua mente odia lasciare le cose a metà. 😉

  6. ho sorriso (in una giornata come oggi non è cosa da poco) …. mi è arrivata la riconferma che la vita ci manda sempre ciò di cui abbiamo bisogno, in questo caso si tratta del tuo articolo. Sto stampando quel che mi serve per domani mattina al lavoro, inoltro il tuo articolo ai miei collaboratori e mi sono messa in tenuta da lavoro per “attaccare” la stanza. Grazie, questo mi è proprio piaciuto !!

  7. Sono molto d’accordo col punto 3: quando programmo in anticipo le mie giornate riesco a fare moltissime cose che, senza un piano, farei in una settimana.

  8. Alessadnro says:

    Ciao Stefano, personalmente non ho mai avuto bisogno di organizzarmi e so che è una mia grande dote naturale. Ho imparato a rimanere calmo, anche nelle situazioni più difficili ed impegnative e riesco sempre a fare cosa ho in mente, anche se l’orologio lotta contro di me. Credo purtroppo che sia una dote naturale in parte, ma credo anche che dipenda dall’autocontrollo che una persona riesce ad avere. Quello che voglio dire è che bisogna credere in quello che si fa, fino all’ultimo minuto. E’ un modo di vivere, semìnza il quale tutto diventa più diffcile secondo me. Non so se ho reso l’idea, ma adesso devo smettere perchè questi pazzi americani drive me crazy! un salutone dai tuiu stati uniti

    • Stefano says:

      Ciao Alessandro. Ho pensato a quello che hai detto e al fatto che l’autocontrollo e l’organizzazione sia una dote naturale e innata: in parte penso che tu abbia ragione, a parità di condizioni la genetica gioca un ruolo fondamentale. Ho ripensato al mio percorso e a quello di altri, e ho concluso che con l’impegno e la buona volontà si può andare più in là di quello che dice la genetica. Cosa ne pensi?

      • Alessandro says:

        Si Stefano, sono perfettamente d’accordo, lo sai. Quello che volevo dire è che è tutto relativo. E qualcuno potrebbe pensare di non essere all’altezza paragonandosi agli altri. Il lavoro porta sempre risultati. Quello che è difficile per tutti è il cambiamento. Ma se oggi vuoi sopravvivere non hai alternative, guarda me. Se sei mesi fa mi avessero detto cosa avrei fatto oggi lo avrei preso per pazzo. Ma tutto è cambiato ed io ho deciso ti tirare una linea e ricominciare. Sono decisioni molto difficili specialmente se come me hai una famiglia con dei figli piccoli. La mia nonna, di Bari, diceva sempre “chi vive sperando muore c…..o”. Un altro personaggio più famoso, un certo Albert Einstein diceva che la cosa più stupida che un uomo puo’ fare è fare sempre la stessa cosa sperando che i risultati cambino. Io ho sempre detto che se c’è una strada io la trovo. E se non c’è, la faccio… Come diceva Steve Jobs, i puntini li puoi collegare sopo dopo, non prima!
        Un caro saluto a te , Stefano,ed a tutti i lettori del blog

  9. Ciao Stefano, come va? Non ci si sente da tanto! L’ultima volta credo sia quando ti scrissi privatamente per email e tu mi diedi una risposta a cui tutt’oggi penso. Ti avevo espresso quanto era difficile per me trovare qualcosa per cui valesse la pena impegnarsi, e tu mi avevi consigliato di essere aperto ad ogni opportunità e tentare sempre cose nuove.

    Così ho fatto. Da quel giorno fino ad oggi ho fatto più di 5 o 6 lavori diversi, mi sono trasferito e ora vivo da solo a Londra, ho provato a stare con altre ragazze, nuove amicizie, insomma, ho cercato di provare il possibile.

    Eppure non cambia molto. Sono andato più a fondo, sono piuttosto convinto di essere borderline e la cosa mi sta complicando non poco la vita, non riesco a definire un obiettivo e quindi continuo a costruire progetti che poi distruggo, in loop, in continuazione. Quindi per quanto trovo giusti i tuoi consigli in quest’articolo, l’unica cosa a cui pensavo mentre lo leggevo era: “quanto la fa facile”.

    Però so che hai ragione, leggo sempre i tuoi articoli e trovo spesso molto utili i tuoi consigli. So che sarei in grado di seguirli alla perfezione e stare bene se funzionassi correttamente e volessi cose ‘tangibili’, quindi forse non posso ringraziarti dicendo: “Grazie Stefano, ora tutto va bene!” ma dovrei far uso del condizionale: “Grazie Stefano, ora tutto va meglio e tutto andrebbe bene se fosse possibile!”

    Sto ovviamente ironizzando sulla cosa! Ti ho scritto giusto per ringraziarti, perché io a quell’email non ho mai risposto, aspettavo il momento in cui poterti dire “grazie, quello che mi hai detto è stato effettivamente d’aiuto e eccomi qui a distanza di mesi con una tonnellata di bellissime esperienze nuove sulle spalle”.

    Grazie mille Stefano! 🙂

    • Stefano says:

      Ciao Marco, mi ricordo di te per il tuo profilo Deviantart. 😛

      Anzitutto, ti faccio i miei complimenti per esserti veramente impegnato a cambiare e a trovare qualcosa che ti piace fare. Fra le altre cose sei andato a Londra a trovare lavoro, ottimo! Andare all’estero ti insegna molto sull’Italia e sulle differenze culturali che trovi per il mondo. Viaggiare ti apre la mente come poche altre cose.

      E mi sorprende che dopo tutto quello che hai fatto, ancora non hai trovato la tua passione, qualcosa su cui valga la pena investire a lungo termine. Il problema può essere di due tipi:

      – Quantitativo: devi ancora cercare quello che ti piace fare.
      – Qualitativo: stai cercando nel modo sbagliato.

      Visto che non ti conosco personalmente non posso essere sicuro di quello che ti vado a dire, quindi prendi quello che ti dico come una traccia più che una legge.

      Il problema quantitativo, da quello che mi dici, non si pone: in poco tempo hai fatto molto e mi complimento ancora con te. Hai provato a diversificare le tue attività il più possibile? Cambiare passione da un giorno all’altro non dev’essere una cosa negativa: anch’io l’ho fatto e continuo a farlo in parte. Immagino tu abbia letto l’articolo in cui dico che devi avere 2 obiettivi: uno personale e uno professionale. Finché ogni giorno lavori per sviluppare almeno uno di questi due profili (meglio entrambi), il resto può variare.

      Il problema qualitativo è più difficile da analizzare, perché dovrei conoscerti meglio. Ma uno spunto viene proprio dalla tua pagina di DeviantArt: non hai mai pensato che il tuo obiettivo personale e professionale possa avere a che fare con l’arte? So che per fare disegni di quel calibro hai dovuto fare anni di pratica. Quella potrebbe benissimo essere la tua carriera. È di sicuro uno dei tuoi punti di forza (forse il più grande) nel mercato del lavoro, è la specializzazione che stai cercando. Hai mai pensato di portare la tua arte al livello successivo e farla diventare il tuo vero lavoro?

      Fra l’altro, pura coincidenza: sto creando una start-up che aiuta gli artisti a crearsi una carriera da freelancer, potrebbe fare al caso tuo. Se ti interessa mandami un’email che ti mando i dettagli. 😉

  10. Bello, il tuo articolo è semplicemente bello. Avvicente, sprona a far qualcosa, a cambiare in meglio, ti infonde energia e creatività.
    Solo su una cosa mi sento di dissentire: la flessibilità.
    La flessibilità è possibile solo quando non si valicano i propri limiti fisici, l’ho scoperto sulla mia pelle: all’inizio dell’anno ho cambiato casa ed ho scoperto che il silenzio quasi surreale che si sentiva di giorno (quando l’ho visitata prima di comprarla) diventava casino di inferno nell’orario peggiore che mi potesse capitare: le 5-6 del mattino. Il problema è che la mia stanza confina con dei bagni, praticamente su quasi tutti i lati. A quell’ora inizia un concerto da 65 db (misurati strumentalmente). Il primo mese ho pensato che mi sarei adattato ai rumori o a dormire di meno, il secondo già non ne potevo più, ed all’inizio del terzo ho avuto un collasso. Io torno a casa alle 21 e finisco di cenare alle 22, da quegli orari non posso scappare. Prima delle 23.30 non posso andare a letto. Il mio corpo esige 7-8 ore di sonno per funzionare bene, sennò si ribella. Non sto ad elencarti tutti i malanni che mi sono venuti perchè riempirei tre pagine. Ho provato con i tappi, ho fatto fare uno studio sull’insonorizzazione, ho fatto presente il problema in assemblea condominale: niente di niente, nessun risultato positivo. Colpa mia che non mi so adattare? Non credo. Io sono fatto così, non se ne scappa: devo dormire nel silenzio e per 7-8 ore.
    Ergo: flessibilità si, ma attenti alle trappole. Se non sei San Francesco e cammini scalzo d’inverno, ti pigli il raffreddore. Un caro saluto. Luca

  11. È anche grazie a questo blog che è nato il mio progetto online, mulfarimbianchino.com.

    Grazie di cuore Stefano!

    • Stefano says:

      Ciao Diego. Ho dato un’occhiata al tuo sito e secondo me ha le potenzialità per fare successo, se lo curi in maniera professionale. Continua così e in bocca al lupo!

  12. mi sono preparato per uscire la sera… cosa che avrei sicuramente fatto all’ultimo momento facendo ritardo.. 🙂 grazie Stefano. I tuoi articoli diventano sempre più coinvolgenti ed interessanti

    • Stefano says:

      Grazie Roman. Mi hai dato lo spunto per un pensiero sparso: se leggi i miei articoli in sequenza, ti accorgi del mio percorso come scrittore. 😛

  13. Ciao Stefano,
    so che sei andato negli Stati Uniti un anno. Ho 16 anni e ci sto per andare anch’io un anno da solo con il programma Exchange Student, frequentando là la scuola.
    Hai qualche consiglio prezioso anche per me?
    Grazie 🙂

    Pietro

  14. Constantin says:

    Ciao, ho appena scoperto mindcheats attraverso un articolo sul sonno polifasico del 2010 e poi ho letto anche questo articolo e ti devo dire che mi sono piaciuti, quindi da adesso hai un nuovo follower. Ma sei di Brescia? Di dove esattamente? Io vado a correre in collina Sant’Anna ogni giorno 🙂

    • Stefano says:

      Ciao Constantin, complimenti per riuscire a correre sulla Sant’Anna! 😛 Io sono di Salò, ma al momento vivo in Inghilterra.

  15. Bellissimo articolo !!! Sono d’accordo con tutto e come sai ti seguo ormai da 3 anni e non smetto mai di imparare, anche se commento troppo poco. Non ho sfruttato i 10 minuti ma già da 6 mesi uso il diario per annotare i miei progressi e emozioni giornaliere e grazie anche a te. Spero appena il liceo di trasferirmi e magari verrò a chiederti qualche consiglio XD GRAZIE

    • Stefano says:

      Ciao Iacopo, come sta andando con il diario? Ti ha semplificato la vita? 🙂

      • In realtà non sono visibili i cambiamenti ma sono sicuro che qualcosa sia cambiato, me ne accorgo quando lo scrivo ogni sera, sto bene, a volte ne scrivo più di una pagina in base a cosa mi serve, se per programmare o per annotare i miglioramenti. Da troppo tempo e privo di miglioramenti o passi avanti quindi appena tornato dalle vacanze voglio assolutamente organizzare la mia vita e realizzare i miei obbiettivi del 2013 e anche di più.

        • Stefano says:

          Già il fatto che ti senti bene, da solo, è un cambiamento notevole. Alla fine è quello lo scopo della vita. 😉

  16. Ciao Stefano,
    Ho iniziato a seguire i video su HTML 5.0 e letto alcune guide di informatica.
    Era da mesi che rimandavo. Mi sto appassionando alla programmazione e voglio costruirmi una pagina web personale. Grazie, a presto

    andrea

  17. Ciao.
    Ho dei grandi progetti a proposito. Mi ha appassionato tra tanti il tuo articolo in quanto l’ho ritenuto uno dei quali si avvicinasse di più alle mie esigenze.
    Sono Sara, ho 20 anni e vorrei ampliare le mie esperienze all’estero, perchè no?
    il punto è che ho tante idee in testa ma tutte confusionarie; non sò come iniziare!! vorrei arrivare lì senza avere dubbi se il giorno dopo dovrò dormire in una stazione ferroviaria o quantomeno trovarmi senza un lavoro certo!!
    Vorrei veramente realizzare qualcosa di serio, a chi posso affiancarmi per un aiuto?? mi consigli un agenzia o cos’altro??
    Byebye!! S.

  18. Giuseppe says:

    Ciao Stefano, seguo il tuo blog da qualche mese e lo trovo davvero ben fatto.
    Sono un eterno procastinatore, ritardatario, un pò chiuso a volte, egocentrico e logorroico 🙂
    Per contro ho una quantità di qualità che non stò qui ad elencare, ma che per mia fortuna superano di gran lunga glia spetti negativi del mio carattere…
    Ho deciso da qualche mese di iniziare un percorso di crescita ed arricchimento personale, oggi forse mi sono perfino deciso a combattere la mia procastinazione che da sempre è una piaga per me…
    Scrivo perchè questo articolo mi ha dato un ulteriore spinta per fare un passo verso l’esperienza all’estero (qui all’estremo sud, dove vivo, la situazione economica è disastrosa, e non lo dico da disfattista/complottista)…

    Mi piacerebbe ricevere dei consigli da parte tua che hai vissuto quest’esperienza…

    AH! Riguardo quanto chiesto nell’articolo, bhè (dopo averlo finito di leggere [maledetta procastinazione 😀 ]), sto facendo un elenco degli oggetti inutili da poter vendere per poter mettere qualcos’altro da parte per il viaggio…

    Un saluto e grazie ancora!

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