Il mio digiuno dalla politica: ecco perché non sono andato a votare

Nonostante tenessi Mindcheats sempre aggiornato, fra il 2010 e il 2011 ho svolto un periodo di studio all’estero, precisamente a Riga in Lettonia, della durata complessiva di 6 mesi. Ovviamente da quelle parti i mezzi di informazione italiani non erano assolutamente reperibili: c’erano solo canali televisivi e giornali lettoni, o al massimo russi.

parlamento

Va da sé che questo ha significato un netto allontanamento da tutti i fatti di cronaca e di politica nostrani: avevo ben altro da fare piuttosto che stare a seguire i quotidiani online, e in buona sostanza Facebook è stato l’unico contatto che ho avuto con l’Italia in tutto questo periodo. Quindi potete facilmente immaginare che le informazioni non abbondavano né in quantità né in qualità.

Fu allora, in quell’ambiente protetto dai media italiani, che capii una cosa: la politica non mi dava altro che emozioni negative! Non solo la politica, ma anche la cronaca: le due notizie più rilevanti che mi sono giunte all’orecchio sono state l’occupazione degli immigrati nel cantiere di Brescia (che fra l’altro è a meno di 100 metri dalla mia università) e la morte di Sarah Scazzi, per il resto non so molto. Eppure non mi mancava niente, non sentivo assolutamente il bisogno di guardare un TG ed ero felice come non mai.

La notizie di un omicidio e di un’occupazione non credo proprio siano di grande aiuto per la mia crescita personale, e quindi ho fatto una scelta: addio politica e addio a tutti i mass media! La decisione definitiva l’ho presa un paio di mesi fa, ma prima di mostrare la mia esperienza qui su Mindcheats ho deciso di vedere per un po’ come mi trovavo. Beh, i risultati sono stati veramente eccellenti, e senza l’ulcera provocata dalle classiche diatribe politiche vivo molto ma molto meglio.

Ciò naturalmente non significa che ho tagliato i ponti con l’esterno: mi informo ancora su ciò che mi piace e sugli argomenti attinenti alla mia crescita personale. Seguo tutt’ora con passione psicologia, informatica, economia, astronomia e molte altre cose. Le uniche cose che ho escluso sono quelle che, secondo me, abbassavano la mia felicità e la qualità della mia vita.

Non credo proprio sia un caso che il primo argomento a venir silurato è stato la politica italiana: il livello di aggressività delle parti in gioco è ben oltre i limiti della tollerabilità, quella gente che si scanna non merita più il mio tempo. Tuttavia continuo a seguire la politica internazionale: molto più rilassata, senza contare che informarsi aiuta a mantenere la mente attiva.

E quando parlo di digiuno dall’informazione, ci vado giù pesante: magari sono io che devo aggiustare un po’ il tiro, ma non ho proprio guardato le mezze misure. Niente più politica in tutti i sensi: significa che non sono nemmeno andato a votare all’ultimo referendum. C’è qualcuno che potrà obiettare che è un mio dovere civico andare a votare, che tutti devono contribuire per il bene dell’Italia. Tutte valide argomentazioni contro le quali non ho nulla da obiettare, ma il punto è un altro: senza nessun tipo di coinvolgimento con la politica, vivo meglio. Senza contare che non credo proprio sarebbe giusto andare a votare riguardo a questioni sulle quali non sono minimamente informato.

Per pura coincidenza, poco dopo il mio ritorno in Italia ho letto un articolo dal blog Efficacemente.com, che invita a quella che l’autore definisce la “dieta mediatica”: smettere di controllare ossessivamente ogni informazione su Facebook, social network e programmi televisivi. Per quanto Efficacemente.com sia molto più moderato di me, il principio è più o meno simile: troppe informazioni fanno male, soprattutto quelle sbalgiate.

Non solo questo: ho notato già da un po’ di tempo che la politica ha il potere quasi magico (o meglio diabolico) di riuscire a far litigare due persone che fino ad allora erano andate d’amore e d’accordo, solo perché hanno una visione politica diversa. E visto che secondo me non ne vale assolutamente la pena, preferisco estraniarmi dalla politica ed evitare discussioni negative.

Che dire, questa nuova filosofia di vita (che ho battezzato con il nome di apolitica) mi soddisfa appieno finora, e non ho intenzione di cambiare per il momento. Eliminare le emozioni negative è un passo importante per la felicità personale, anche quando si parla di politica. Naturalmente non voglio convincere nessuno a cambiare idea (soprattutto perché l’argomento è abbastanza spinoso), sia ben chiaro. 🙂

E voi cosa preferite? Il vostro senso civico è più sviluppato del mio?

Comments

  1. valeria says:

    va bene allontanarsi un po’ dalla vita politica, ma non votare (soprattutto ai referendum) significa cambiare la vita non solo tua, ma anche di altre migliaia di persone…pensaci la prossima volta. SE non avrai una centrale nucleare sotto casa sarà anche merito nostro. Saluti

    • Mindcheats says:

      Ciao Valeria, e grazie per il commento. Comprendo bene quello che stai per dire, e difatti la mia decisione è stata ben ponderata e non mi sono semplicemente svegliato la mattina dicendo “toh, oggi non vado a votare”. Sono inoltre fiducioso del fatto che gli italiani possano scegliere il loro futuro anche senza di me, che mi concentro su quello che so fare un po’ meglio: la crescita personale. 🙂

      • Però se tutti facessero come te (tra l’altra una cosa giustissima), impegnarsi nella propria crescita personale, chi deciderebbe le sorti dell’italia? .-.

  2. Maximilian says:

    Condivido pienamente. A riguardo delle notizie c’era un bel passo nel documentario “The Secret” (che non mi è piaciuto particolarmente, ma aveva spunti interessanti) che parlava appunto di “non farsi condizionare” dalle notizie. Personalmente non ci riesco, mi deprimo, quindi preferisco farne a meno. Continuo a tenermi informato sì, ma in modo molto distaccato (leggendo soprattutto le agenzie di stampa).

    I problemi principalmente sono 2:
    1) I giornalisti/intellettuali politicamente più vicini alle mie idee danno un immagine molto negativa dell’Italia (e anche degli italiani), basta leggere i commenti dei più grandi quotidiani e leggere la disperazione di migliaia di persone. Una disperazione che deprime, e che ti porta a lungo in uno stato di pessimismo “inutile”! Inutile nel senso che non ti fa crescere, non ti da niente, ti porta solo una rabbia (anch’essa inutile). Nel tempo mi sono accorto anche di quanto gran parte di quanto detto dai media (QUALSIASI media, anche quelli considerati liberi) sia *molto* lontano dalla realtà sociale e dalla vita di tutti noi, e che le *VERE NOTIZIE* siano oscurate (e purtroppo per sapere queste *VERE NOTIZIE* devi andare nei vari siti indipendenti, e perdere un sacco di tempo per capire quali fonti sono pulite e quali invece inquinate da ideologi, complottisti, estremisti etc.). Insomma alla fine ti stufi davvero, la politica sembra una farsa, o come la direbbe il grande Flaubert, una “buffoneria triste”. Preferisco dunque, se proprio devo, essere pessimista leggendo Leopardi o Shopenhauer che l’ennesima buffonata del politicante al governo…

    2) Altra cosa molto negativa che ho notato è l’appiattimento di pensiero. Nel senso che, ormai il dibattito politico, sociale e culturale si è ridotto a un “pro o contro”, “destra o sinistra”, “pro B. o anti B.”, “comunista o fascista”…discutendo con chiunque, in real su Internet, per prima cosa vuole sapere CON CHI STAI, e da quello ti giudica, a prescindere dalle idee che hai. Essere schierati è fondamentale, e anche io mi stavo “ammalando” di questa cosa, ormai quando leggevo un blog politico la prima cosa che volevo sapere era lo schieramento politico dell’autore, PRIMA di giudicare nel merito la validità di quanto detto. Penso sia degradante pensare che una cosa sia intelligente o stupida a seconda della posizione di chi la decide, come se la verità e la falsità fossero aprioristicamente da una parte o dall’altra…

    Per questo (scusate il commento lungo) condivido appieno il tuo post! Sono contento che qualcuno a tal proposito la pensi come me senza etichettare come “menefreghista”, “indifferente” etc.

    • Mindcheats says:

      Ciao Maximilian, grazie del commento! Sono felice di vedere che qualcuno condivida il mio pensiero. 🙂

      Hai sollevato una questione molto importante, quella dell’appiattimento di pensiero. Per dimostrarla e misurarla scientificamente, basterebbe un dato: il risultato dell’ultimo referendum (del quale fra l’altro non so ancora molto, se non lo schieramento vincente). I quesiti riguardavano infatti tre aree completamente diverse: economia (acqua pubblica), energia/ambiente (centrali nucleari) e politica (legittimo impedimento). Va da sé che, se non vi fosse alcun condizionamento politico, le tre aree dovrebbero mostrare dei risultati fortemente diversi; non fosse altro perché l’opinione delle persone è sempre diversa. Quanto più i risultati sono vicini, invece, e tanto più si dimostra che la la maggioranza delle persone vota in base alla corrente politica preferita senza pensare al quesito in sé.

  3. Mariarosa says:

    «non credo proprio sarebbe giusto andare a votare riguardo a questioni sulle quali non sono minimamente informato»
    Credo che proprio qui stia il problema. Intendiamoci, rispetto ed apprezzo moltissimo una persona che con estrema coerenza evita di votare perché non conosce l’argomento su cui dovrebbe decidere, è senza dubbio migliore che una persona che va a votare solo perché condizionata da amici parenti o “politicanti” di vario tipo.
    Ma ritengo che finché ci è data la possibilità di esprimere la nostra opinione in modo democratico, bisogni approfittarne. C’è stato un tempo in cui queste possibilità non c’erano, e persone hanno combattutto per ottenerle. Ci sono paesi in cui molto recentemente la popolazione si è ribellata proprio in cerca di quella possibilità che oggi in molti paesi occidentali viene data per scontata e quindi ignorata. In questi termini ho apprezzato molto quando durante il periodo che ho passato in Australia ho scoperto che lì i cittadini non votanti subiscono multe anche parecchio salate.

    Naturalmente per chi è intenzionato ad espatriare definitivamente (per qualsivoglia ragione) ne discende che anche il non votare può essere una scelta saggia, poiché non vuole condizionare il futuro altrui con scelte di cui personalmente non subirà le conseguenze – proprio perché non rimarrà a lungo “sul posto”.
    Eppure anche in questo caso mi sono comportata diversamente, visto che alle elezioni amministrative del mio comune ho votato, ben sapendo che a fine anno cambierò la residenza. Mi da’ comunque soddisfazione poter dire che sono originaria di lì, e sperare di aver contribuito a cambiare le cose in meglio (cosicché potrò essere ancora più felice di “declamare” le mie origini :D).

    Un ultimo appunto: dici di aver notato nella politica il potere di «riuscire a far litigare due persone che fino ad allora erano andate d’amore e d’accordo, solo perché hanno una visione politica diversa.».
    Ebbene, anche qui la mia esperienza potrebbe controbattere nettamente: molte delle persone con cui vado più d’accordo hanno una visione politica diametralmente opposta alla mia, e credo proprio che le discussioni più interessanti si creino su quell’argomento: basta un minimo di buon senso e si può riuscire a scambiarsi opinioni senza per forza litigare o compromettere il rapporto esistente.
    Anzi, spesso e volentieri ho ricavato spunti molto interessanti da quelle persone che aprioristicamente avrei zittito, se solo fosse stato per l’opinione politica dichiarata.
    Dunque basta solo un minimo di disponibilità all’ascolto, quel pizzico di apertura mentale e rispetto per le opinioni diverse dalla propria che ti lascia la possibilità di non condividere ma comunque apprezzare quantomeno chi argomenta le sue scelte con razionalità. Il che peraltro ti aiuta ad approfondire l’argomento psicologia, visto che si impara come funzionano le menti altrui 😉

    • Mindcheats says:

      Ciao Mariarosa, ottimo post! Devo dire che quando ho inviato l’articolo speravo che qualcuno portasse un punto di vista differente, così da arricchire un po’ tutti.

      Io continuo a considerare il voto un diritto e non un dovere, per questo la decisione australiana mi fa storcere un po’ il naso: alla fine obbligare a votare significa di fatto eliminare la libertà di non votare, a pensarci bene. Inoltre anche l’astensione è un dato importante che può significare due cose: o proprio non mi interessa la politica, o nessun partito mi soddisfa. In tutti e due i casi, il dato fa capire molto sulla politica di un Paese.

  4. valeria says:

    L’Art. 48 della Costituzione italiana: il voto “è un dovere civico”.

    Prima che un diritto. Immagino ti faccia piacere vivere nella società; quindi, oltre ai vantaggi, dovresti accollarti anche qualche dovere (le tasse, il voto, informarti un minimo sulla politica, etc).

    • Mindcheats says:

      Ciao Valeria, grazie per il commento.

      Per quanto mi riguarda, anche mettendo sul piatto le tue buone argomentazioni, vincono sempre il mio benessere personale e la mia felicità rispetto a quello che viene definito “dovere civico”. Doveri e obblighi nascono quando un inadempimento va a ledere un diritto di un’altra persona, giustamente. Tuttavia il non votare non provoca un danno diretto a nessuno, né toglie un diritto: gli altri possono comunque andare a votare come preferiscono e usufruire pienamente di tutto quello che la democrazia offre, il mio voto non fa assolutamente alcuna differenza. Al massimo si può parlare di quorum, ma visto che viene regolarmente superato il problema non si pone. Per questo, visto che non sto danneggiando nessuno (né direttamente né indirettamente), continuo a considerare il voto un diritto puro e non un dovere. 😉

  5. valeria says:

    il quorum viene superato???? erano 16 anni che non veniva superato!!!
    e il tuo non voto danneggia un sacco di gente!!!

  6. valeria says:

    Tra l’altro se vivi nella società , e ti piace trovare il pane pronto, la tv, l’elettricità, la scuola, la sanità, devi necessariamente accollarti anche dei doveri: altrimenti, è come dire che prendi solo i diritti e addio doveri del tuo essere cittadino.
    Il tuo non voto uccide ogni giorno la democrazia.
    Quindi accetto che tu non vada a votare e non ti informi solo in due casi:
    1- vorresti un governo monarchico o tirannico;
    2 – vivi TOTALMENTE al di fuori della società, come un eremita, che non ha patria.

    Se invece vivi NELLA società, dovrai per forza di cose anche contribuire alla politica. E tanto più nei referendum ,l’unica forma di democrazia DIRETTA che ci è rimasta!! Altrimenti, tanto vale vivere sotto un monarca!

  7. Maximilian says:

    Valeria, sotto il profilo teorico in linea di principio sono d’accordo con te, sotto quello pratico sapendo come vanno le cose in questo paese…Mi trovo molto perplesso a riguardo della democrazia refendaria, vogliamo ricordare quelli sulla responsabilità civile dei magistrati, e quello sul finanziamento ai partiti? Raggiunto il quorum, finiti comunque nel cesso. I referendum proposti da Grillo sul doppio mandato, pregiudicati fuori dal parlamento etc.? Firme nel cesso anche lì.

    Anche questo referendum è stato una bufala se vai a informarti bene sul loro contenuto, se volessero “bypassarli” il modo comunque lo trovano come hanno sempre fatto. La Casta trova sempre il modo di raggiungere i propri fini…

  8. Caro Max, visto che stai facendo un ottimo lavoro in questo tuo blog, penso sia bene darti un piccolo spunto perchè tu possa farlo anche meglio.

    Ti dico il mio punto di vista:
    quando dici “La Casta trova sempre il modo di raggiungere i propri fini…” purtroppo cadi in una trappola molto pericolosa.

    Introduci il concetto che un individuo, nè preso singolarmente, nè tantomeno in gruppo (come quando ci si mobilita in tanti) ha il potere di cambiare le cose.

    In pratica fai credere – e questo è profondamente falso – che non abbiamo modo di far diventare questo pianeta un luogo dove si possa vivere nel pieno rispetto della vita, delle persone, della natura e in pace. Fai credere che sono utopie, che la casta vincerà sempre, che troverà il modo di fregarci in ogni caso e che non c’è modo di fermarla.

    Per fortuna il tuo pensiero così rassegnato, lo stesso pensiero che ho sentito esprimere da molte, troppe persone, nei giorni prima del referendum, non ha intaccato il desiderio di oltre la metà degli italiani di andare a votare.

    Tu però, anche se non ci credi al fatto che possiamo farlcela a cambiare radicalmente le cose (ed io la penso all’esatto opposto) attento a non fare il danno, molto più subdolo di quanto si pensi, di far sentire agli altri che davvero non c’è niente da fare.

    Se fai così, spingi le persone a rassegnarsi, a smetttere di agire, impegnarsi, fare del proprio meglio per costruire un futuro degno.

    Questo secondo me è il pericolo più grande.

    Stai facendo un ottimo lavoro, sui tuoi blog, davvero molto molto bello e ben fatto. Puoi usare la tua competenza e abilità per spargere sensazioni di potere, di forza e di grande fiducia, e senz’altro, vista la tua capacità di migliorare, lo farai.

    Di questo – come del fatto che abbiamo un immenso potere, se solo decidiamo di usarlo – sono assolutamente sicura.

    Un caro saluto

  9. Maximilian says:

    Non sono l’autore di questo stupendo blog ma un semplice commentatore che di tanto in tanto dice la sua 😛

    Mi sono spiegato in modo un pò qualunquista con la mia frase, credo nella democrazia e penso si possa fare tanto…non credo però nello strumento referendario, per le ragioni che ho spiegato.

    • Mi sono confusa, me ne sono accorta dopo aver inviato il post. Hai uno stile di scrittura (ed idee) molto simili.

      In ogni caso, per entrambi, non credere nello strumento referendario, per come la vedo io, significa di fatto, non credere nella possibilità che i cittadini abbiano di determinare con le loro scelte, tramite il voto, il loro destino.

      Cio’ quindi necessariamente corrode e intacca profondamente il concetto di democrazia.

      Prova a pensarci. Tu, Andrea e gli altri probabilmente siete molto giovani, o perlomeno non avete ancora assaporato il gusto di lavorare in tanti per un progetto, vederlo prendere vita, vedere che un’idea sana può essere accolta, ampliata e migliorata e portata avanti fino a diventare una realtà magnifica che coinvolge porzioni intere di umanità.

      Sembra di no, persino mentre lo stai facendo, ma ogniuno di noi fa la differenza, nel suo piccolo.

      Ti posso assicurare per esperienza di vita, che quando si decide profondamente di difendere l’ambiente, la vita, ed il diritto di tutti ad avere l’acqua come bene comune come in questo referendum, si possono muovere grandi forze. Si smuovono risorse inaspettate.

      Se poi si usano gli strumenti giusti per realizzare cio’ in cui crediamo (rispettosi, pacifici ma non per questo deboli o con poco potere di trasmutare le cose) non è per nulla una cosa semplice intervenire a fermarci.

      In sostanza, tutti noi abbiamo molto più potere di quanto riteniamo di avere.

      E se siamo in tanti a volere un mondo pacifico, senza atomica (nè centrali nè tantomeno le bombe), dove la giustizia, la natura e la vita di tutti gli esseri viventi vengano preservate, protette e rispettate, dobbiamo solo alzarci e decidere di crearlo.

      Non è affatto una cosa impossibile, come non è affatto cosa impossibile liberarci dallo strapotere della Casta, che come ogni cosa umana ha un’inizio e una fine…

      E a questo proposito ecco una frase di Giovanni Falcone (il giudice che ha lottato talmente bene contro la mafia che hanno preferito farlo fuori :-()

      Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere.

      Buona serata!

      Silvia

  10. valeria says:

    Bravissima Silvia 🙂

  11. Grazie Valeria!!! 😀

  12. Che dire:votare è un dovere ed un diritto.Il diritto lo eserciti tu;il dovere lo esercita la costituzione.Se vogliamo stare al interno di uno statuto si ha il dovere di compartecipare per la sua costruzione e realizzazione.Immagina la tua scelta condivisa da tutti gli italiani?Che anarchia…che egoismo…ogni uno avrebbe la sua politica,la sua etica,i suoi principi…Una nazione la si definisce NAZIONE proprio per una sua unità di valori di lingua e di cultura,oltre che di geografia.Ci stiamo allontanando dall idea di nazione Italia.

  13. Il problema è ridare fiducia a questi ragazzi e questi giovani.

    Credo spetti a loro responsabilizzarsi, ma a tutti noi di aiutarli a trovare il modo perchè possano di nuovo sentire di avere un potere e di poterlo esercitare.

    Ora come ora, non me la sento di dargli torto se giovani (e meno giovani) vedono che anche votando, i gli intrallazzi “di corte” e una generale decadenza di etica, di impegno e di responsabilità a tutti i livelli da’ loro il senso che, se anche vota, se anche si informano, se anche si danno da fare, non hanno nessun risultato “apparente”.

    Bisogna cercare di dare l’esempio, a tutti i livelli. Se siamo spazzini, farlo nel migliore dei modi possibili e con il maggior impegno possibile. Dobbiamo, tutti, indistintamente, contrastare questa tendenza alla deriva.

    Non tanto parlando quanto agendo nei fatti concreti della nostra vita. Dando il buon esempio.

    Se siamo determinati ce la facciamo. E, poco ma sicuro, siamo davvero in tantissimi ad essere molto, molto, molto determinati.

    Silvia

  14. pancrazio says:

    ciao a tutti

    voglio sollevarvi da un equivoco molto comune (scusate l’immodestia):

    se pure è vero che “politica” deriva dal greco ” πολιτικος, politikós” (wikipedia), e cioè “l’arte di governare la città (polis, appunto),è altrettanto vero,che nella contemporaneità, essa ha accentuato il valore dell'”AZIONE” volta a modificare,valorizzare,partecipare,sensibilizzare il senso comune (non è raro sentire dire : la politica dei giovani, della cultura,del
    volontariato,ecc.)

    Relegando il concetto di “governo della cosa pubblica” ai Partiti, da qui Partitica o Partitocrazia
    (che in questo momento contingente ha assunto valenze molto negative, e che può in parte spiegare l’ atteggiamento di Stefano e di molti altri, compreso me)

    Se, dunque, Politica è intesa come “azione partecipativa”, questo forum ne è un esempio lampante

    (adesso spennatemi pure):D

    ciao a tutti 🙂

  15. lorenzo says:

    Ecco perché l’Italia negli ultimi anni è affondata, per colpa di persone come te, che se ne lavano le mani e non vanno a votare.
    Ho chiuso con il tuo blog.

    • Stefano says:

      O forse la causa è di certa gente che vota certa altra gente che non andrebbe votata? O di questa certa altra gente che una volta votata non fa quello che dovrebbe fare?

      Non ho mai ammazzato, rubato milioni di euro, truffato la comunità. Direi che se tutti gli italiani rispettassero anche solo questi miei principi, l’Italia sarebbe un posto migliore.

      È vero, non ho l’animo del masochista: io non ho fatto niente per peggiorare l’Italia, non è colpa mia, perché dovrei soffrire le conseguenze delle colpe degli altri solo perché sono nato in una determinata area geografica? Perché devo essere legato nel cuore e nell’anima a una nazione che mi toglie tutto, senza darmi niente? Perché devo sacrificarmi per aiutare, con dubbi risultati nel migliore dei casi, un popolo che sta mettendo i chiodi alla sua stessa bara? Io lascio che gli italiani scelgano il loro destino con il voto, non sono né un santo né un demonio. Io faccio ciao ciao con la manina e me ne vado.

      Se l’Italia è un posto dove oggettivamente si vive male la colpa è degli italiani, non di qualche strana entità metafisica. Sai come si dice: chi è causa del suo mal, pianga sé stesso.

      • Stefano says:

        A me non interessa il futuro dell’Italia, perché non ci sarò. Ergo lascio a chi continuerà a vivere sullo Stivale la libertà di scegliere quello che è meglio per loro. Questa è la vera libertà che do agli italiani, non cerco di imporre la mia idea di “giusto”. Se gli italiani non sono capaci di scegliere il loro destino non è un mio problema. Libertà significa dare la possibilità di fare quello che si vuole, non indirizzare verso quello che io credo sia giusto. Quella non è libertà.

        Fra l’altro non vedo perché dovrei preoccuparmi più dell’Italia che di un altro Paese a caso, chessò, la Lituania. Un Paese che nell’ultimo secolo è stato invaso da tutti, ha sofferto più di noi, eppure sta guardando al futuro con ottimismo e sta lavorando per ricostruire dalla macerie. Giusto per fare un esempio.

  16. Claudia says:

    Io ho optato per una via di mezzo che mi soddisfa.
    Evito come la peste i tg (specialmente appena sveglia, quando sono più vulnerabile) ma quando si avvicinano elezioni mi informo il minimo indispensabile per potere valutare chi votare.
    Seriamente, alzarsi e cominciare la giornata accendendo il tg e sentendo di morti, povertà, stupri, guerre, politici che mangiano sulla nostra pelle già ti dispone malissimo ad affrontare la tua giornata.
    Mi conosco e so che sto malissimo a sentire tutta quella valanga di negatività. Inoltre sentire che, per esempio, una ragazzina è stata rapita, stuprata e uccisa, come può esserti utile? Ti crea solo tantissima tristezza e ansia e paranoie per te e i tuoi cari.
    Non puoi fare niente a parte assorbire passivamente la notizia.
    Piuttosto che deprimermi davanti alla tv preferisco agire per vivere meglio e diventare una persona migliore. E non è puro e semplice egoismo. Ho capito da tempo che se non sono al meglio, se non sono una persona migliore non posso certo essere di alcun aiuto per il mio prossimo!
    Se sei triste, abbattuto e negativo cosa puoi dare agli altri?
    Quando ero insicura e negativa, certo, ascoltavo i miei amici ma non sapevo proprio come consigliarli o aiutarli a stare meglio. Quando ho cominciato a lavorare su me stessa e a migliorare non mi sono più sentita impotente e frustrata quanto prima: quello che imparavo per me diventava un buon consiglio che giravo agli altri.

    Ascoltare le notizie e basta non ci rende bravi cittadini.

  17. I tuoi lettori, dati gli argomenti del blog, dovrebbero in qualche modo essere persone alla ricerca di qualcosa di piu, persone che cercano mezzi per distinguersi dalla massa etc.

    Ciononostante quello che è passato è semplicisticamente:
    Tu non votare = tu cattivo.

    Rassegnati.

    A chi potesse interessare esprimo in sintesi la mia visione della cosa:

    Pregasi notare tutte le virgolette.
    Tutte queste persone hanno la convinzione che il loro voto (puramente in quanto “loro”) sia “giusto” e possa “migliorare” il paese e la vita di tutti noi.
    Lodevole ma ingenuo.
    Visto che si parlava di statistica… ha questa gente mai pensato che se pur paradossalmente esistesse un voto “giusto” e uno “sbagliato”, un bianco e un nero assoluto, se pur il mondo fosse cosi semplice, statisticamente metà di loro sbaglierebbe. Ovviamente senza cattive intenzioni nè consapevolezza.
    Se poi aggiungiamo la non certo irrilevante question che il mondo è tutto fuorché bianco e nero…

    Al caro commentatore pescato casualmente dal 50%(+deviazioni varie) di persone che ha votato male dico: “caro amico, sai che il tuo voto ha peggiorato la nazione e le vite di tutti noi. Grazie. La prossima volta non votare.”

    A parte umorismo spicciolo la questione è semplice: Se non sai niente di politica è meglio non votare (e su questo noto con piacere che il messaggio pare sia passato).
    Invece “capirne un po’di politica”, a quanto pare, secondo buona parte dei precedenti commentatori, è un obbligo sociale in modo che tu possa svolgere il tuo “dovere” di andare a votare.
    Bene, questo “capirne un po’” non è sufficiente per votare e farlo sensatamente.

    La massa ne capisce “un po’”, poche persone ne capiscono davvero. Il voto premia la visione della massa. Tuttavia identificare la scelta migliore con la scelta della massa è logicamente l’errore piu grande.
    Io sono un informatico. La massa ha conoscenze informatiche ridicole. Il successo di un prodotto si basa sulle vendite ergo sul gradimento della massa. Ergo i prodotti che hanno successo raramente sono quelli piu validi.
    Estendendo l’esempio a qualunque altro mestiere o qualunque altra arte.

    I film che sbancano il botteghino non sono mai i film migliori. Sono quelli che la massa gradisce (chi ha detto capisce?). Ergo il botteghino viene sbancato dal cinepanettone o dal roboante movie di Michael Bay.

    Ogni qualvolta che ho approfondito le mie conoscenze in un determinato ambito ho trovato una ristretta cerchia di persone che ha fatto lo stesso e la restante massa. Di coloro che hanno approfondito alcuni erano comunque in disaccordo con me, ma si è potuto instaurare un dialogo basato su conoscenze, non sui “sentito dire al bar”, sulla comprensione di statistiche e sillogismi, non sui “tanto te non capisci un c***o sei comunista/fascista/rosso/giallo/nero”.
    Ovviamente l’essere massa non è una proprietà assoluta delle persone.
    Io sono “massa” riguardo a taluni argomenti e non lo sono riguardo ad altri. Alcune persone poi hanno la tendenza a parlare solo di argomenti di cui sono ferrate, altre amano dare fiato alla bocca qualunque esso sia.

    Non dico che a mio avviso si dovrebbe lasciar fare politica solo a chi lo fa di mestiere, ma assurgere il proprio voto a “DOVERE svolto per migliorare le nostre comuni vite” è ridicolo. Uno al massimo ci prova.

    Al contrario di quello che possa sembrare, non propongo soluzioni oligarchiche, la democrazia è così, la massa ha ragione. E la cosa personalmente mi sta anche bene. Preferisco un mondo dove la gente è libera di sbagliare che uno davvero efficiente.

    Tuttavia andrebbe rispettata l’opinione di chi la pensa come me e come l’autore del blog, che non necessariamente ha due ore al giorno da dedicare a studi sociopolitici perchè spesso ha molteplici interessi che ha preferito. Dunque piuttosto che votare a c***o, non vota. Fin.

    Ciao a tutti.

    • Stefano says:

      Tanta stima Gino. 😉 Io ho studiato economia e marketing, confermo che la qualità di un prodotto (o di un partito) non è nemmeno l’aspetto più importante del suo successo. Fra l’altro, lo stesso concetto di “qualità” è molto difficile da definire.

  18. Bellissimo articolo Stefano! Io non ho mai votato in vita mia e non mi sono mai interessato di politica per due motivi: 1) Perchè ho sempre pensato cosa posso imparare dalla politica? Ne ricevo qualche giovamento?
    E 2) come posso condividere idee e fidarmi di persone che non ho mai conosciuto e mai conoscerò attraverso dei partiti e compagnia bella? Quindi mi ritengo orgogliosamente apolitico e anche areligioso (areligioso non ateo credo in altre forme di Vita non divinizzate dall’essere umano al di fuori del pianeta terra) punto. E inoltre mi piace come la parola “dovere” diventa sinonimo di “coercizione”!

    • Stefano says:

      L’apolitica è una scelta di vita da diffondere! 😀

      Interessante la tua scelta religiosa. Io sono per la scienza, e chi si basa sul metodo scientifico per comprendere la realtà non può che essere agnostico (l’ateismo è dogmatico quanto la religione).

      • Ma infatti! La religione è solamente un’ invenzione dell’uomo che da secoli ha tenuto e tiene le persone sotto il giogo della paura della morte senza la guida dell’Etica divina.

        Mi reputo ateo ma non nel senso noto, ma nel senso di s-divinizzare queste presunte forme di Vita non appartenenti alla Terra. Anche perchè credo che sia troppo presuntuoso e egoistico pretendere di essere nell’Universo le uniche forme di intelligenza; Cristoforo Colombo + geografia docet!
        E non è poi detto che siano più evoluti di noi, come al contrario ci insegna mamma Hollywood.

        Comunque ritornando al discorso above, la politica così come i confini nazionali le razze ecc… sono solo una invenzione anch’esse dell’uomo che creano e hanno creato solo discordie, guerre e “Quisquisllagini” (come diceva il gufo nella Spada della Roccia) … siamo tutti uguali con le nostre ricchezze culturali su un unica Pangea … non esistono confini tra nazioni non esistono le razze, l’istruzione e l’intelligenza ci rendono eletti, il saper fare consente di vivere e trasmettere le competenze alle generazioni successive, l’educazione al rispetto e alla dignità, l’uguaglianza senza eccezione, le idee solo le idee ci distinguono ma non ci rendono eletti, né peggiori né migliori, uno diverso dall’altro, tante scintille dello stesso fuoco!

        Scusa se sono andato un pò OT, ma ho scoperto il tuo sito googleando e dai contenuti l’ho subito reputato una perla in mezzo all’oceano della tripla W!

        Grazie per il tuo tempo! 🙂

  19. Ciao, hai sollevato una questione importante, una questione che riempie la mente di molte persone annoiate dai toni di questa politica aggressiva e rumorosa.
    Posso capire le tue argomentazioni, la tua felicità e la tua crescita personale, la tua tranquillità ed il tuo tempo, però ti invito a riflettere: la società e l’umanità sono entrambi sinonimo di aggregazione, l’essere umano è gregario, una cellula che pensa solo a sè stessa diventa tumorale, nella ricerca della propria espansione non si prende cura del sistema complessivo. Esprimersi su questioni come il referendum, dava la possibilità di incidere su decisioni ambientali e di salute che avrebbero condizionato le generazioni a venire pesantemente: pensi davvero che la tua felicità personale così duramente intaccata dal referendum sia più importante?
    Il tuo voto numericamente non conta: matematicamente è un’asserzione priva di senso, perchè un insieme è fatto dagli elementi che lo compongono.

    • In una parola: sì. La mia felicità è più importante di supportare uno o l’altro partito che si scanna per il potere senza avere interesse alcuno per il benessere generale dell’Italia. Non voto perché non esiste persona che meriti di essere votata.

      • Ciao,dopo un po’ sto pensando come te.Da 4 faccio la dieta mediatica e il massimo che sono riuscito a fare è stato 4 mesi.Oggi sono all’11 giorno e sto pensando di provare per 1 anno,ma non so se durerà.
        Hai mai visto i ragazzini? Sono sempre felici,perché non leggono i giornali.
        L’aspirazione è quella di vivere sereni e non di farsi torturare le budella da 5 polititici da strapazzo,sporchi e con la bava alla bocca,che ogni predicano sempre le stesse cose.
        Ciao e serenità

  20. Anonimo says:

    Ciao,
    commento con un ritardo assurdo rispetto alla stesura ma ho trovato solo ora questo articolo e mi ci ritrovo parecchio: ho diciassette anni e, vedendo una politica fatta più di frecciatine via twitter, slogan urlati, scenate ai dibattiti e ignoranti che seguono il partito o il politico di turno come se avesse il potere di liberarci da tutti i mali del mondo, più che di sostanza ho deciso che l’anno prossimo, quando ne avrò l’occasione non voterò (o alla peggio, giusto per non far la figura dell’incivile, vado nel seggio e poi voto in bianco) inoltre cerco di tenermi lontando dalle notizie di politica ed economia/finanza (anche se quest’estate ho intenzione di imparare le basi di quest’ultime per poter interpretare concretamente le notizie economiche, senza farmi spaventare da esse e per iniziare a valutare in modo critico e informato qualche piccolo investimento). Commento giusto per ringraziarti, prima di leggere questo articolo ero titubante ora sono più sicuro della mia scelta.

  21. Ciao Stefano, cosa ne pensi della possibilità di andare al seggio dicendo di non sentirsi rappresentato?
    Può essere utile,o meglio allontanarsi completamente?

  22. /Users/prova/Documents/Attività/manualedmp politica.pdf
    Ciao Stefano,ho letto questo pdf,è circa questo l’argomento di cui parli nel tuo articolo?

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  5. […] delle ragioni per cui ho smesso di seguire i TG e addirittura ho smesso di votare è perché è triste vedere come i giornalisti manipolano le statistiche per farti credere quello […]

  6. […] poche. Limita il tuo bisogno di informazione, limita la tua possibilità di scelta. Io ho scelto di non votare per questa […]

  7. […] Italia non voto dal 2010 né seguo la politica, né ho intenzione di iniziare a farlo. Perché? Non mi sento rappresentato […]

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