La grande differenza fra ottimisti e pessimisti

L’ottimismo è il profumo della vita andava dicendo un famoso spot pubblicitario andato in onda fino a non molto tempo fa (magari c’è ancora, non lo so, guardo pochissimo la TV).

Non è solo una campagna dei centri commerciali per attirare nuovi clienti, è questo quello che appare leggendo le ricerche del professor Wiseman: è stato dimostrato scientificamente che essere ottimisti non solo rende effettivamente più fortunati, ma aiuta anche a creare occasioni per sé e per la propria felicità.

ottimismo pessimismo

Insomma, a quanto pare non è del tutto sbagliato dire che esistono persone fortunate ed altre sfortunate. Quello che non è corretto, invece, è il rapporto di causa – effetto che in molti attribuiscono al fenomeno. Una persona non diventa pessimista perché è sfortunata, bensì l’esatto contrario.

E se è vero che sfortunati si nasce, si può cambiare in meglio. È dopo aver letto questa ricerca che mi sono interrogato sulle ragioni più profonde che hanno portato a questo risultato.

Fortuna e sfortuna non sono elementi che vengono appioppati da un qualche tipo di entità superiore dal momento in cui siamo nati, mi sono detto. Dopo aver letto diverse altre ricerche simili e aver condotto delle osservazioni personali, sono arrivato ad una conclusione: tendenzialmente i pessimisti sono passivi verso la vita e il mondo esterno, non prendono iniziative perché pensano che comunque le cose andranno male. Al contrario gli ottimisti sono attivi, sorridenti e non perdono occasione per dimostrare che le cose possono andare per il verso giusto, in barba alla categoria opposta. Questa è un’altra ottima ragione per pensare in positivo!

Il pensiero positivo può portare ad una serie infinita di possibilità, ed è la mentalità che spesso fa la differenza. Un ottimista uscirà più spesso e proverà nuove cose perché “non si sa mai cosa potrebbe accadere”, mentre un pessimista penserà “perché dovrei uscire? Tanto vedo sempre le stesse facce”.

Una persona fortunata, quando invitata ad una festa, avrà come obiettivo principale quello di divertirsi, cosa molto probabile visto che si tratta di una festa fra amici. Quello sfortunato, al contrario, partirà con il presupposto di trovare l’anima gemella; o meglio, saprà già che è una causa persa. Oltre al fatto che effettivamente trovare la donna (o l’uomo) della propria vita ad un party fra amici non è proprio una cosa che succede tutti i giorni, un pessimista cercherà di creare delle situazioni che confermeranno il pensiero preesistente.

Come ho già detto in altri articoli, infatti, il cervello non vuole auto-contraddirsi e non vuole fare la fatica di mettere alla prova le credenze già date per vere; come ho già detto quando ho analizzato il meta model, la mente scarta automaticamente le informazioni che non corrispondono con la propria visione del mondo.

Per questo, se qualcuno si crede sfortunato, farà inconsciamente di tutto per confermare questa tesi ogni giorno, rafforzando ancora di più la credenza. Anche se è fondata su presupposti totalmente errati, questo ci renderà molto spesso miopi anche di fronte all’evidenza.

Anche sul posto di lavoro, le limitazioni auto-imposte possono avere un impatto devastante. Il pessimista non crederà mai in sé stesso abbastanza da lottare per una promozione, o per portare avanti un progetto difficile che gli garantirebbe un premio di produzione.

L’ottimista invece si lancerà a capofitto appena si presenta l’occasione, consapevole del fatto che con un po’ di fortuna potrebbe effettivamente farcela. E anche se fallisce, penserà “beh, andrà meglio la prossima volta”.

La principale differenza fra ottimista e pessimista è quindi la mentalità con la quale le due categorie affrontano il mondo e le situazioni che si presentano. Non va sempre bene a tutti, e questo è assodato, ma continuare a provare prima o poi porterà ad un sicuro successo, basta credere in sé stessi.

Comments

  1. Innanzitutto, grande spazio web.
    Però…
    Strano non ci sia alcun commento a questo articolo.
    Io faccio parte dei Razionali. Non esiste alcuna connessione tra ottimismo e successo.
    Esiste una forte relazione fra capacità e successo.
    Cadi nel principio di Attore/Fattore, con questa analisi: gli ottimisti fanno e vincono (“io sono ottimista”) i pessimisti “recitano a naso” (non hanno capito).
    Un pessimista è colui il quale nutre per precedenti esperienze il ragionevole dubbio che un dato evento non sia ottenibile.
    Da cosa deriva? Dal suo atteggiamento o dal fatto che è accaduta una conferma di questo?
    La reale differenza tra un ottimista e un pessimista non è certo “fortuna o sfortuna”. E’ la differenza di mezzi dei quali i due dispongono, e gli eventi che hanno portato alla conferma di queste possibilità.
    Posso essere ottimista quanto voglio, ad esempio, la mia dscalculia mi ha impedito di conseguire il diploma in informatica cui ambivo molto (ho ripiegato con frustrazione su altre materie, ma con buoni risultati). Non conta QUANTO ti impegni, ma se hai i mezzi per farlo.
    In questo senso… per andare sul personale… sarebbe ora che gli Ottimisti dessero una mano concreta ai Pessimisti, e magari se il tipo langue in un angolo alla festa, presentagli tua cugina, dai.

    • Stefano says:

      Che bello vedere i miei articoli “vecchi” ricevere un commento. 😀

      Anche se io sono convinto che il rapporto di causa-effetto sia invertito: uno è di natura ottimista o pessimista (diversi fattori che influenzano questo aspetto sono genetici), e da lì poi diventa fortunato o sfortunato. La relazione non è perfetta, nel senso che esistono ottimisti sfortunati e pessimisti fortunati, ma la fortuna va aiutata giusto?

      E io ai pessimisti cerco sempre di dargli una mano quando posso, ma dopo un po’… Alcuni mi fanno veramente cadere le braccia! 😛 Io mia cugina gliela presento anche, ma se lui non parla più di tanto non posso fare (per continuare la metafora).

      • “Io mia cugina gliela presento anche, ma se lui non parla più di tanto non posso fare”…forse preferisce di più tuo cugino! 😉

    • Anonimo says:

      Sull’ottimismo si potrebbero spendere infinite parole. Ma resterebbe il fatto che esso e nient’altro è l’unico stato d’animo logicamente coerente con l’entità stessa della vita.
      Occorre ritenersi fortunati di esserci, e proprio per questo poco impauriti di sparire. D’altronde è una pura coincidenza evolutiva la nostra apparizione sulla terra. Occorre, si, tenersi stretta la vita e, dunque, saper rinunciare a ciò che c’è di malevolo, ma non per questo chiudersi a riccio in una sicurezza fasulla (gli incidenti domestici uccidono molto più di altri tipi di incidente) che non porta beneficio alcuno.

    • fabio persi says:

      penso che si tratti solo di aspettative costruite sin dai primi anni di vita e quando nn coincide qualche cosa di pensato e’ catastrofe psicologica e anche fisica, ansia e depressione ed inevitabilmente sempre pessimista e sotto controllo per nn sbagliare, e poi quello che nn funziona e’ sempre il paragone con i cosidetti ottimisti fortunati e ce ne sono tanti si tratta di natura destino!!!!!!!

  2. PATRIZIA says:

    Sono molto d’accordo con Maw, essere ottimisti o pessimisti significa dare solo un’opinione soggettiva a ciò che la vita ci riserva, ma non ha nessuna valenza razionale. Sarebbe ora di essere realisti e vivere di conseguenza.
    Se sono realista cerco di vedere il mondo per quel che veramente è, non illudendomi che sia come voglio, o piangendomi addosso perchè non lo è. Solo il realismo e la razionalità portano ad essere lucidi e ad agire.

    • Stefano says:

      Il realismo è un’illusione: sempre più test stanno dimostrando che il cervello non è capace di formare una visione oggettiva della realtà. Tutto si basa sulle emozioni, che possono essere positive o negative (ottimismo o pessimismo). Anche io una volta dicevo di essere realista, dopo aver letto vari studi negli ultimi anni sono passato a ottimista.

  3. PATRIZIA says:

    Conosco anch’io questi test, e so che una visione completamente oggettiva della realtà è impossibile, io intendevo una visione il più possibile completa ed esauriente, tenendo in considerazione il numero più grande possibile di fatti e dati. Mi spiego meglio: non è una mia proiezione soggettiva il fatto che i ghiacciai al Polo si stiano sciogliendo, o che in Africa si muoia per malattie banali o per denutrizione. Essere “ottimisti” in un mondo che solo in minima parte è in pace e gode di un relativo benessere economico, mi sembra per lo meno egoistico e anche un pò cinico.. Ottimisti per noi e non per loro? Allo stesso modo cerco di prendere in considerazione anche i dati positivi: la continua evoluzione culturale e intellettuale dell’umanità (voglio credere nelle nuove generazioni), i progressi nella tecnologia e nella ricerca medica.. Insomma, cerco di raccogliere più dati possibili (reali) e farne un mosaico che mi permetta di essere (nei limiti) il più informata e obiettiva possibile.. Se poi tu parli delle teorie estreme che dicono che potremmo essere i personaggi di un sogno, o cervelli galleggianti in formalina, tipo Matrix, bé, tutto è possibile, ma essere realisti secondo me significa anche mediare fra sogno e realtà, al limite a me può anche non importare molto se la vita che faccio è reale o meno, a me importano i risultati, e se è un sogno cerco di non farlo diventare un incubo, ma neanche un’allucinazione psichedelica.. Cerco di stare coi piedi per terra, e di non farmi prendere nè da crisi di catastrofismo, che sono inutili e deleterie, nè da entusiasmi ingiustificati, perchè non aderenti a una realtà che cmq è finita e imperfetta. Sappiamo tutti qual’è il destino che ci aspetta, per bella e soddisfacente sia la nostra vita, e se non si è dotati di fede (e io non lo sono), c’è ben poco da essere entusiasti.. Si cerca di essere sereni, e a volte contenti, per le piccole cose e i piccoli regali della vita: un bel film, un buon libro, una risata con un amico.. cose così.. Il famoso pessimismo della ragione e ottimismo della volontà.. Avanti a piccoli passi cercando di godere l’attimo, però consapevoli che l’attimo, tutti gli attimi, prima o poi finiscono..

    • Stefano says:

      I dati sono un’arma a doppio taglio: più li studi e più capisci che possono essere manipolati per dire qualsiasi cosa.

      Prendo un tuo esempio: dici che è un mondo in guerra, in realtà questa è l’epoca nella storia dell’uomo con meno conflitti, meno povertà, meno carestie e meno epidemie della storia dell’uomo. La povertà si sta riducendo a un ritmo mai visto prima.

      Soprattutto, uno stesso dato lo interpreti in maniera diversa a seconda delle tue credenze. I dati sono ambigui se non li sai studiare, la tua mente gli darà il significato che vuole per confermare le credenze che già ha.

      • Un ossimoro, non in questo post. Uno ha scritto: la vita e’ un dono, e’ bella. E al contempo, la morte non “e’ brutta”. Come spiegarlo?
        La mia Ferrari e’ la mia vita, son contento di averla. Me l han rubata (mettiamo fosse sicuro come la morte), beh non e’ male….!?

    • Brava. Se il pessimista HA SEMPRE RAGIONE, ma l ottimista vive meglio (come dice il proverbio). Il primo e’ pero’ piu’ vicino alla realta’.

  4. PATRIZIA says:

    Ci sono 60 stati attualmente in guerra (dichiarata).. Su 6 miliardi di abitanti 4 vivono con meno di 1 euro e 50 al giorno…

    • Stefano says:

      Impossibile: già solo in Cina lo stipendio medio è di molto superiore (e già è un miliardo). Aggiungi Nord america (US+Canada), Europa e Australia, già siamo molto più dei 2 miliardi da te descritti. Anche l’altro dato è sbagliato: nel mondo ci sono solo 9 guerre che hanno causato più di 1000 morti nel 2012, secondo l’ONU. 😉

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